Page 248 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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246 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
ora non rimane che la capitolazione assoluta. Pare un sogno: le
speranze interdette per tanto tempo per esser forti e temprati ad
ogni evento si attuano fulmineamente e pare che il cuore scoppi per
la gioia improvvisa: finito, vinto! La casa mia, te, la pupine belle
presto presto! E insieme una cristallina serenità di coscienza per
quello che si è sperato, per quello che si è sofferto, per le angosce
patite, per le lacrime versate nella ritirata amara, per la morte tante
volte guardata in volto.
Ormai è la fine. I soldati cantano già le canzoni del congedo.
Ieri sera accesero le candele alle tombe sparse per la campagna:
oggi è il giorno dei morti, dei morti d’Italia. Le tombe del Carso
sono redente. L’anno scorso a Motta di Livenza, vedendo le donne
accender lampade e portar fiori ai cimiteri, piangevo pensando ai
nostri morti abbandonati. Quest’anno, invece, si può ricordare se-
renamente anche Caporetto. Qui un tumulto curiosissimo: i borghe-
si ritornano, curiosano per le trincee abbandonate, visitano i ruderi
delle case, i profughi ripassano il Piave con le loro carrettelle, o
caricati sui camion. Giungon già notizie dell’altra riva. Ieri Treviso
era piena dei nostri prigionieri che raccontavano le piú curiose e
dolorose cose d’oltre Piave. Partivano cantando battaglioni di ber-
saglieri, che si dicevano destinati ad occupare Trieste; un tumulto e
una gioia che ricordavano i primi giorni di guerra.
È la fine, anche se la Germania si propone di fare la suprema resi-
stenza della disperazione. Porremo, per Dio, il piede sulla durissi-
ma cervice teutonica! È la fine.
fagarè, 4 nOvembre 1918
È sopraggiunto l’armistizio. Qui continua il delirio della gioia: in
certi momenti ci si trova come sazi e stanchi: forse perché l’allegria
non può sfogarsi in cortei e sbandieramenti come nelle città. Par di
vivere in un sogno. Vorrei poter spartire con te questi momenti che
ci ricompensano di tanti dolori. Ora penso con uggia ai mesi che
indubbiamente si frapporranno fino al congedamento: mesi seccan-
ti di vita di guarnigione, con la difficoltà di tenere un po’ a freno i
soldati divenuti piú smaniosi e piú irrequieti. Ma passeranno anche
questi mesi: ormai son passati tanti anni!
Qui continuano a passare prigionieri italiani liberati, in condizioni
cosi misere, cosi distrutti da far piangere: seminudi, macilenti, mez-
zo istupiditi, più miseri dei mendicanti. A vederli passare nel cuore

