Page 253 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
P. 253
La vittoria 251
a
la 57 Divisione, ed aveva occupato la linea dei villaggi di Moriago, Sernaglia,
formando con la Brigata Cuneo una testa di ponte di quattro chilometri circa
di raggio.
L’ 8° Corpo non era riuscito a gettare i ponti sia per le difficoltà opposte dal
fiume, sia per l’azione dell’artiglieria nemica.
La X Armata aveva passato quattro Divisioni, due italiane e due britanni-
che, ed aveva costituito una testa di ponte anch’essa di circa quattro chilometri
di raggio. Bisognava aprire la strada all’8° Corpo mediante la manovra che,
piacendo al Piave, doveva decidere della battaglia.
Alle ore 9 del 27, dopo d’ aver comunicato questa mia decisione al Coman-
do Supremo (chiedo scusa se mi dilungo in simili particolari ; ma son necessa-
ri per stabilire l’esattezza storica, non ancora raggiunta nella sua integrità) ho
ordinato alla X Armata, di prendere ai suoi ordini il 18° Corpo d’ Armata già
preavvisato, di farlo passare per i suoi ponti attraverso le Grave, e di lanciarlo
alla sua sinistra in direzione di Susegana e di Conegliano, per spazzare il ter-
reno davanti a Nervesa, ed aprire la strada all’8° Corpo.
Intanto la violenza del fiume ed il tiro dell’artiglieria nemica ci costringe-
vano a ritirare i ponti gettati a Pederobba ed a Fontana del Buoro. Il nemico
contrattaccava per giungere ai ponti, ma le nostre truppe, lungi dal ritirarsi,
guadagnavano terreno sotto la vigile protezione delle nostre artiglierie. Di
queste truppe non dubitavo: la Divisione d’assalto e la «Costantissima» (Bri-
gata Cuneo) avevano i nervi solidi; il dubbio esisteva per quei fragili ponti, già
disfatti prima d’ essere compiuti.
Eppure in fondo all’anima avevo la fiducia della riuscita. Esaminavo i gra-
fici di tutte le piene del Piave negli ultimi cinquant’anni: mai erano durate più
di tre giorni. Dicevo a me stesso: «Che capiti proprio ora l’eccezione; ora che
si tratta del destino d’Italia? è impossibile!» E non valse a diminuire la mia
fiducia la notte dal 27 al 28, che ci fu così sfavorevole da rendere inutili anche
i ponti delle Grave: si doveva riuscire!
Riandavo con la mente ai tentativi di Napoleone all’isola di Lobau sul Da-
nubio, in piena come lo era in quel momento il Piave. Il Maestro mi conforta-
va nella decisione di non mutare il mio piano d’ operazione, sebbene da altre
direzioni mi venisse qualche segno d’ impazienza.
Il 28 mattina il 18° Corpo stentava a far passare attraverso i ponti delle
Grave le truppe delle sue brigate Como e Bisagno. Nessun ponte s’era potuto
gettare nella notte a Fontana del Buoro e a Pederobba; i pontieri erano stanchi,
ed il materiale, in gran parte disperso dal fiume, cominciava a scarseggiare.
Gli aviatori annunciavano lunghe colonne di truppe nemiche marcianti verso
Nervesa e verso Sernaglia.
A mezzogiorno del 28 la vittoria non sorrideva ancora alle armi italiane, e

