Page 249 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               247


                        di tutti sale un furore indicibile. Se i tedeschi non capitolano subito
                        ci sentiranno quando picchieremo alle porte di casa loro.

                      CarbOnera, 12 nOvembre 1918
                        Qui ier sera gran festa e grandi schiamazzi da parte degli ingle-
                        si per la firma, che si dice avvenuta, dell’armistizio coi tedeschi.
                        Credo che la notizia sia vera. Ormai siamo in porto, dopo tante e
                        poi tante tempeste: aspettiamo che gettino il pontile e torneremo a
                        casa. È un desiderio smanioso. Intanto contempliamo la catastrofe
                        tedesca; per essi dev’essere qualcosa di pauroso, dopo essersi pa-
                        sciuti di vittorie per tanti anni. Altro che la nostra disperazione per
                        Caporetto!
                        Eppure quanto poca dignità nella catastrofe: basta confrontare la
                        Francia del ‘70-71 con la Germania odierna: la capitolazione di
                        Napoleone III con Guglielmo che se ne va con la pedata nel sedere;
                        Gambetta con gli pseudodemocratici di Germania. È vero che dai
                        tedeschi non si può richiedere la difesa disperata che fecero i fran-
                        cesi: essi hanno bruciato tutte le loro energie in quattro anni e mez-
                        zo di guerra; ma non si vede alcun segno di grandezza e di dignità
                        nell’immensa catastrofe. Si rassegna come un bruto domato, come
                        un mulo dopo una raffica di frustate. O grandezza morale d’un po-
                        polo veramente libero! Basti ricordare l’Italia dopo Caporetto. Ma
                        era destino della Germania di ottener successi e non la vittoria, di
                        far molto chiasso nel mondo e d’aver negata la gloria! E il bestia-
                        le cafone tedesco non era degno dell’aureola che tocca ai grandi
                        popoli. Li incontreremo per le vie del mondo, i signori tedeschi,
                        colla confusione nel volto: abbasseranno gli occhi come i malfattori
                        colpiti da pubblica infamia. Ti accludo un articolo di Gentile sulla
                        nostra vittoria pubblicato sul «Resto del Carlino». Scriverò anche
                        a lui raccomandandomi perché mi si rimandi a casa al piú presto.
                        Non ho piú pazienza. Basta che tu ricerchi nelle mie lettere quante
                        volte ritorna questa parola per capire l’enorme consumo che ne ho
                        fatto: non solo della parola, ma anche della virtú.



                                                           Adolfo Omodeo, Lettere 1910 – 1940,
                                                     Einaudi, Torino, 1963, pp. 330 – 337; p. 340.
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