Page 250 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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248 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
Enrico Caviglia
È l’Italia che l’ordina. Noi dobbiamo ubbidire
Fu il ligure Enrico Caviglia, comandante dell’VIII Armata, a guidare le
truppe italiane nella battaglia conclusiva e a portare il tricolore a Vittorio Ve-
neto. L’impresa chiuse definitivamente i 41 mesi di guerra, rese vani i tentativi
dell’Austria – Ungheria di uscire dal conflitto prima di essere militarmente
sconfitta, e di fatto costrinse anche la Germania a capitolare una settimana
dopo. Caviglia narrò in seguito, ricostruendoli dai suoi appunti, quei momenti,
ripercorrendo, a partire dal 24 ottobre quando tutto era in ordine e a posto,
gli eventi delle giornate decisive, con lo sguardo rivolto più alle acque tumul-
tuose del Piave che sembrava voler ritardare l’avanzata delle truppe italiane
e inglesi piuttosto che alle armate nemiche. Della saldezza morale delle sue
truppe e della determinazione che avrebbero messo nell’attacco non dubita-
va, erano pronte da tempo. Avevano già compreso che gli austro – ungarici
ormai non speravano più di vincere con le armi, che si preparano a scappare.
Il giorno di svolta fu il 28 ottobre, quando la vittoria non sorrideva ancora
alle armi italiane, le acque del Piave non permettevano di gettare i ponti per
passare sulla sinistra del fiume e qualche animo cominciava a vacillare. Al-
lora il generale rivolse il suo ordine del giorno alle unità che si apprestavano
a riconquistare i territori invasi dal nemico un anno prima: a loro sono fidate
in quest’ora le sorti della Patria…forse per un secolo. Un proclama vibran-
te, pieno di speranza e di fiducia nel futuro della nazione che doveva, se non
ricompensare dei tremendi lutti e sacrifici affrontati, dare un senso alle priva-
zioni e sofferenze passate: il destino della nazione dipenderà dalla fermezza
e dal fervore di cui saranno capaci nelle prossime 24 ora gli animi nostri…
È l’Italia che l’ordina. Noi dobbiamo ubbidire. Da quel momento il racconto
dell’inarrestabile avanzata dell’ VIII Armata si intrecciava con la descrizione
dello sbandamento dell’esercito nemico: Caviglia riviveva, questa volta dalla
parte del vincitore, le stesse scene vissute sull’Isonzo un anno prima, il nemico
era in rotta su tutta la fronte, la via di Vienna era aperta, ed il mio compito
finito. Rivendicava con orgoglio la paternità della vittoria: la battaglia inco-
minciata sul Grappa dalla IV Armata…era stata - dall’inizio alla fine – la
battaglia dell’VIII Armata, la battaglia di Vittorio Veneto. Eppure, a legger
bene le parole di Caviglia, s’intuisce un rammarico, anche se solo accennato;
il generale ligure osservava che non restava che raccogliere dappertutto i frutti
del successo e dettare la pace da Vienna, ma l’armistizio del 4 novembre ave-
va arrestato la marcia trionfante. Si intravede il rimpianto delle Forze Armate

