Page 255 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                      Mentre l’azione dell’VIII Armata si svolgeva, io seguivo con intensa atten-
                    zione gli attacchi sanguinosi che la IV Armata sviluppava sul Grappa.
                      Il 29 ottobre gli Austriaci insistevano ancora su quella fronte; ma ormai era
                    troppo tardi perché si potessero salvare.
                      A simili battaglie, allorché la rotta comincia, tutti cercano di mettersi in
                    salvo, ed ognuno impedisce agli altri di muoversi. Gli artiglieri temono di
                    perdere le batterie, e chiamano i cavalli e gli autocarri per il traino, e questi
                    formano una controcorrente che intralcia il movimento della ritirata. Salmerie,
                    parchi, automobili, cannoni, cavalli, uomini intasano le strade, perdono ogni
                    facoltà di combattimento. Gli animi, anche quelli dei migliori soldati, crollano
                    come muri vecchi.
                      I comandi, spaventati, temendo di essere fatti prigionieri, si allontanano
                    alacremente quanto più possono per mettersi in salvo, e le truppe rimango-
                    no disorientate come pecore senza pastore. Tutte si accalcano sulle strade,
                    incapaci di combattere, e diventano facile preda di pochi nemici. Qualche co-
                    mandante di grande reparto conserva la necessaria fermezza d’animo e nello
                    sfacelo generale cerca di opporre un argine alla rotta definitiva; ma riesce a
                    salvare solo una minima parte delle forze sconfitte.
                      Per immaginare la confusione che nasce, si pensi che le truppe, le batterie, i
                    materiali accumulati progressivamente da un anno sopra una fronte di centina-
                    ia di chilometri, si affollano pazzamente in poche ore su poche strade. Quando
                    lo sfondamento è avvenuto, e tutti veggono la linea di ritirata minacciata, è già
                    troppo tardi.
                      Così io prevedevo la rotta nemica il 29 ottobre. Allora bisognava dare il
                    «Pronti!» ai mezzi rapidi: Divisioni di cavalleria, ciclisti. mitragliatrici, auto-
                    blindate.
                      Alla sera del 29 la linea del Monticano, a circa 10 chilometri dal Piave, era
                    stata raggiunta presso Conegliano. Questo canale, difeso ai ponti da mitraglia-
                    trici, costituiva in pianura un ostacolo notevole anche per truppe a piedi. Il
                    nemico infatti vi opponeva all’avanzata della X Armata una certa resistenza,
                    mentre, sulle alture di Conegliano e verso Vittorio, la resistenza era minore,
                    perché il nemico aveva trascurato di costruirvi difese.
                      Perciò si poté facilmente spuntare da quella parte la linea del Monticano.
                      La prima Divisione di cavalleria, alla quale per uno strano ordine si era fat-
                    to passare il Piave verso il mezzogiorno del 29 sopra un ponte della X Armata,
                    si trovava come imprigionata fra Piave e Monticano. Si poteva però sperare
                    che il giorno dopo potesse avere la strada già aperta.
                      Alla sera del 29 le batterie cominciavano a passare il fiume per sostenere I’
                    avanzata delle fanterie.
                      Alle ore 9 del 30 ottobre ricevetti l’avviso che Vittorio era occupata dalle
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