Page 260 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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258 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
Raffaele Paolucci, Raffaele Rossetti
Un boato profondo, non grande e terribile,
piuttosto lieve, una colonna d’acqua alta, sento
sotto i miei piedi la coperta che vibra, che
scrolla, che vacilla
Fu la corazzata Viribus Unitis, nave ammiraglia della flotta austro – un-
garica, l’ultimo obiettivo della Grande Guerra della marina italiana. Ancorata
nella munitissima base navale di Pola, la Viribus fu affondata il 1° novembre da
Raffaele Paolucci, capitano medico, e da Raffaele Rossetti, ingegnere e mag-
giore del Genio navale. I due ufficiali si introdussero nel porto di Pola a bordo
di un mezzo progettato da Rossetti e realizzato nell’arsenale navale militare
di La Spezia, denominato mignatta, una sorta di siluro, a cavallo del quale i
due ardimentosi marinai riuscirono a superare, non senza grandi difficoltà, gli
sbarramenti difensivi e la sorveglianza delle sentinelle della base, a portarsi a
ridosso della nave ammiraglia e a piazzare la carica che l’avrebbe affondata.
La narrazione dell’impresa, affidata alle relazioni dei due protagonisti, è un
susseguirsi di imprevisti, di incidenti, di contrattempi: mi accorgo che l’ap-
parecchio affonda, - scriveva Paolucci - mi avvicino all’ingegnere e lo vedo
disperato con l’acqua sino alla bocca che cerca di tirare l’apparecchio che
va giù inesorabilmente; solo con grande determinazione e coraggio i due ardi-
mentosi marinai poterono alla fine applicare la carica esplosiva allo scafo della
nave. Poi, catturati e portati a bordo, lo stupore: la Viribus Unitis non era più la
nave ammiraglia austro -ungarica: riconosciamo con sorpresa - sono parole di
Rossetti - sui berretti dei presenti i nuovi distintivi Jugo -Slavi. L’intera flotta,
per impedire agli alleati di impadronirsene, era stata ceduta dall’imperatore
Carlo il giorno prima a uno stato appena costituito, il Regno dei Serbi, Croati e
Sloveni. La straordinaria impresa si concluse in modo splendido: dopo cinque
giorni trascorsi sotto sorveglianza sulla nave ospedale Hasbsburg, comparve
nel porto di Pola la sagoma della Saint Bon. Mi sembra di sognare – racconta
Paolucci – Scappo in coperta, trovo un megafono, grido folle di gioia, grido
alla vecchia nave della Patria: Ammiraglio di Saint Bon, VIVA IL RE.
Si è scelto di fondere le due relazioni affidando a Paolucci la descrizio-
ne delle prime fasi dell’impresa, poi a Rossetti quelle decisive dell’assalto
all’ammiraglia nemica e, in conclusione, ancora a Paolucci la narrazione
dell’affondamento della Viribus Unitis.

