Page 260 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                                  Raffaele Paolucci, Raffaele Rossetti

                       Un boato profondo, non grande e terribile,

                   piuttosto lieve, una colonna d’acqua alta, sento
                       sotto i miei piedi la coperta che vibra, che

                                        scrolla, che vacilla





                     Fu la corazzata Viribus Unitis, nave ammiraglia della flotta austro – un-
                  garica, l’ultimo obiettivo della Grande Guerra della marina italiana. Ancorata
                  nella munitissima base navale di Pola, la Viribus fu affondata il 1° novembre da
                  Raffaele Paolucci, capitano medico, e da Raffaele Rossetti, ingegnere e mag-
                  giore del Genio navale. I due ufficiali si introdussero nel porto di Pola a bordo
                  di un mezzo progettato da Rossetti e realizzato nell’arsenale navale militare
                  di La Spezia, denominato mignatta, una sorta di siluro, a cavallo del quale i
                  due ardimentosi marinai riuscirono a superare, non senza grandi difficoltà, gli
                  sbarramenti difensivi e la sorveglianza delle sentinelle della base, a portarsi a
                  ridosso della nave ammiraglia e a piazzare la carica che l’avrebbe affondata.
                  La narrazione dell’impresa, affidata alle relazioni dei due protagonisti, è un
                  susseguirsi di imprevisti, di incidenti, di contrattempi: mi accorgo che l’ap-
                  parecchio affonda, - scriveva Paolucci  - mi avvicino all’ingegnere e lo vedo
                  disperato con l’acqua sino alla bocca che cerca di tirare l’apparecchio che
                  va giù inesorabilmente; solo con grande determinazione e coraggio i due ardi-
                  mentosi marinai poterono alla fine applicare la carica esplosiva allo scafo della
                  nave. Poi, catturati e portati a bordo, lo stupore: la Viribus Unitis non era più la
                  nave ammiraglia austro -ungarica: riconosciamo con sorpresa - sono parole di
                  Rossetti - sui berretti dei presenti i nuovi distintivi Jugo -Slavi. L’intera flotta,
                  per impedire agli alleati di impadronirsene, era stata ceduta dall’imperatore
                  Carlo il giorno prima a uno stato appena costituito, il Regno dei Serbi, Croati e
                  Sloveni. La straordinaria impresa si concluse in modo splendido: dopo cinque
                  giorni trascorsi sotto sorveglianza sulla nave ospedale Hasbsburg, comparve
                  nel porto di Pola la sagoma della Saint Bon. Mi sembra di sognare – racconta
                  Paolucci – Scappo in coperta, trovo un megafono, grido folle di gioia, grido
                  alla vecchia nave della Patria: Ammiraglio di Saint Bon, VIVA IL RE.
                     Si è scelto di fondere le due relazioni affidando a Paolucci la descrizio-
                  ne delle prime fasi dell’impresa, poi a Rossetti quelle decisive dell’assalto
                  all’ammiraglia  nemica  e,  in  conclusione,  ancora  a  Paolucci  la  narrazione
                  dell’affondamento della Viribus Unitis.
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