Page 261 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                                      Dalla relazione di Raffaele Paolucci

                      Alle ore 13 del 31 ottobre, la torpedinie-
                    ra 65 P.N. salpa le ancore da Venezia, diretta
                    a Pola. Sono con noi a bordo il comandante
                    Costanzo Ciano, l’organizzatore della spedi-
                    zione, il poeta Sem Benelli ed altri tre coman-
                    danti.
                      Il cielo è coperto e fa prevedere la pioggia
                    imminente: il mare è morto, plumbeo, cupo.
                      Quando sento le catene delle ancore ancora
                    stridenti, e l’elica comincia a girare, compren-
                    do che per l’ingegnere e per me il momento
                    è solenne; cerco gli occhi dell’ingegnere e li
                    vedo sereni: anch’io sono sereno.
                      La punta del Campanile di S. Marco si al-
                    lontana, si fa più piccolo, sfuma, scompare: lo
                    rivedremo? In mare aperto filiamo a 15 nodi,              Raffaele Paolucci
                    il Comandante Ciano scruta il mare con l’oc-
                    chio acuto del marinaio: io gli domando se il tempo sarà propizio ed egli mi
                    dice che è proprio quello che ci vuole per noi. Spiego poi a Sem Benelli, che
                    me lo chiede, i particolari dell’apparecchio, e sotto il suo sguardo affettuoso
                    vi attacco nella prua una piccola bandiera di seta che mio Padre mi diede il
                    20 di Maggio 1915, quando partii per la guerra, quattro mesi prima della sua
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                    morte.
                      Io dico al poeta: se ritorneremo, Maestro, questa bandiera sventolerà sulla
                    prua come un gagliardetto! Alle 20 circa arriviamo in vista delle Brioni. Ca-
                    liamo l’apparecchio in mare e scendiamo nel motoscafo col quale procediamo
                    a motore elettrico sino ad un km dalla costruzione esterna della diga. Quando
                    il Comandante Ciano con la sua voce rude, dalla quale anche traspare l’intima
                    commozione ci dice: “è ora di gettarsi in acqua” sono le 10 precise. Brevi,
                    forti abbracci, strette di mano, saluti. Il Comandante Scapin ci dice dall’alto:
                    “l’Italia vi benedice per quello che fate per lei, e non vi dimenticherà”. L’inge-
                    gnere ed io rispondiamo: “VIVA IL RE!” e lasciamo la cima alla quale siamo
                    attaccati. E ci allontaniamo; dopo pochi secondi il motoscafo è scomparso.


                    1   La bandierina, ripescata dai palombari italiani tra i rottami della Viribus Unitis, è conser-
                      vata al Museo storico navale di Venezia. (N.d.R)
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