Page 266 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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264 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
un battello di guardia? Ci fermiamo, e intanto la corrente che esce forte dal
porto ci volta l’apparecchio e stiamo per arrivare sotto il battello, ma l’inge-
gnere prontamente decide che vada io a nuoto sulla terza ostruzione e che di
là con una corda tiri l’apparecchio per raddrizzarlo; ci riusciamo ma, mentre
stiamo per raggiungere la mèta, la corrente ci capovolge ancora l’apparecchio.
Il momento è critico, data la presenza del battello, e dell’ombra misteriosa,
ma noi centuplichiamo le nostre forze; l’ingegnere punta ambo i piedi contro
le reti e le spalle contro l’apparecchio, mentre io tento di raddrizzarlo con la
corda, ed infine ci si riesce nuovamente, e, nel momento in cui la direzione
è giusta, l’ingegnere mette in moto e passiamo trionfalmente anche l’ultima
settima ostruzione. Sono le tre! E per le tre, secondo i calcoli fatti, senza con-
tare la difficoltà della fosforescenza, della corrente contraria, dell’interruzione
dell’ostruzione esterna, del numero delle ostruzioni interne superiori al pre-
visto, per le tre avremmo dovuto attaccare le prime due navi ed essere già di
ritorno al largo, dove i motoscafi con i comandanti ci attendono.
Nobili cuori fedeli, nobili cuori generosi che trepidano per noi, nell’ango-
scia dell’attesa! Essi vegliano per noi, difronte al pericolo, e con noi vegliano
sulla grande Patria che dall’altra sponda aspetta un’altra fronda di alloro per
la sua bella corona! Forse potranno incontrare quel sommergibile che noi ab-
biamo visto, forse qualche torpediniera; attaccheranno perché l’ordine di S. E.
Thaon di Revel è questo: qualunque forza navale nemica si incontri, di qualsi-
asi importanza, attaccare. Che gioia essere ufficiali di una Marina il cui Capo
dice: uno contro cento, attaccare!
“L’ingegnere mi fa cenno che vuole parlarmi, mi avvicino e mi comunica
che delle 205 atmosfere di pressione iniziali abbiamo consumato oltre la metà,
non abbiamo quindi che una forza che appena ci consentirebbe il ritorno, ri-
nunziando all’impresa; decidiamo, subito e senza indugio di rinunciare invece
al ritorno: e poiché abbiamo ancora tre ore prima che spunti l’alba, decidiamo
di andare avanti per attaccare le grandi unità tipo “Viribus Unitis”.
La disposizione delle navi austriache all’ancora nel porto di Pola, dall’entrata
alla fine del porto, era la seguente: Zryni, Radetzky, Erherzog Franz Ferdinand,
(predrednought [navi corazzate di vecchia generazione]), Prinz Eugen, Viribus
Unitis, (superdrednought [navi corazzate di nuova generazione]). Dirigiamo
dunque verso le grandi unità con l’intenzione di attaccarne due e navighiamo
con una certa celerità lungo la fila delle navi, tenendoci molto distanti da esse.
Le “Radetzky” sono completamente oscurate, ma le superdrednoughts tipo
“Viribus”, che sono molto all’interno, sono illuminate a luci bianche. Pro-
cediamo dunque alquanto celermente sotto la pioggia che infuria in un vero
temporale, misto a grandine, quando mi accorgo che l’apparecchio affonda;
mi avvicino all’ingegnere e lo vedo disperato con l’acqua sino alla bocca che

