Page 267 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               265

                    cerca di tirare l’apparecchio che va giù inesorabilmente. Mi assicuro che la
                    valvola di immersione di prua sia chiusa mentre l’ingegnere controlla quella
                    di poppa che in maniera non spiegabile è aperta, l’ingegnere la chiude ed apre
                    la valvola di emersione e vediamo così finalmente l’apparecchio ritornare ver-
                    so l’alto.
                      Fra tutti, il momento più angoscioso da noi attraversato è stato indubbia-
                    mente questo. Riprendiamo il cammino ma ci sembra di non arrivare mai;
                    passano le tre e mezza, passano le quattro e non ancora siamo all’altezza della
                    Viribus a livello della quale arriviamo solamente alle 4,15. La corrente con-
                    tinua ancora ad uscire, pensiamo allora di metterci a monte della corrente, ad
                    un centinaio di metri dalla prua della nave ammiraglia Viribus Unitis e lì fer-
                    mare l’apparecchio, immergerlo il più possibile, sommergerci sino al livello
                    della bocca e farci trascinare dalla corrente, pianamente fin sotto il bordo. Ma
                    la corrente ci devia e dobbiamo allontanarci nuovamente e ritentare la prova.
                    Quando siamo a venti metri dal centro della Viribus Unitis, secondo quanto
                    si è stabilito dal Comando dovrei andare io a nuoto ad attaccare la torpedine
                    sotto il bordo delle Viribus, ma l’ingegnere mi ordina di aspettarlo perché
                    vuole andare lui. Obbedisco, e forse è bene che egli voglia così, poiché sotto il
                    bordo della Viribus, l’ingegnere incontra impreviste difficoltà che supera con
                    mirabile fermezza e la sua grande esperienza, fermezza ed esperienza che io
                    non mi lusingo di avere. Quando l’ingegnere mi lascia sono le 4,50: io debbo
                    aspettarlo a pochi metri lontano, incrociando più a largo.



                                       Dalla relazione di Raffaele Rossetti

                      Dalle 4 1/2 alle 4 3/4 circa procedo alle manovre pel distacco dell’arma dal
                    propulsore, mentre la corrente ci fa scadere parallelamente alla nave sul lato
                    dritto di questa, alla distanza di circa 60 M;  essendo, nel frattempo scaduti
                    troppo verso poppa, facciamo girare su se stesso l’apparecchio agendo su di
                    esso a nuoto e rimesso in moto lentissimo il propulsore, ci riportiamo verso la
                    prua della nave fino in prossimità dell’asta di posta, a circa 25 m. dal fianco
                    dritto; in questa posizione, dopo un altro breve spostamento verso AD [sic,
                    probabile verso dritta] a motore fermo, per effetto della corrente distacco l’ar-
                    ma e la sospingo, nuotando,  fino a contatto dello scafo.
                      La nave, perfettamente illuminata a luce bianca, come ho detto, dà segno
                    della consueta attività di vita durante la notte: qualche voce sulla plancia il-
                    luminata, qualche passo in coperta. Il punto al quale mi avvicino è situato
                    nell’intervallo tra il secondo e il terzo cannone da 150 a cominciare dalla pop-
                    pa, ciò che corrisponde approssimativamente al locale delle motrici principali.
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