Page 269 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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di esplodere e distruggerlo. La nostra missione è finita. -
La motobarca ci raggiunge e, trascurando l’apparecchio nostro, ci racco-
glie a bordo, sono le 5,45. Ci riconoscono come italiani e ci portano dalla scala
sinistra della nave. Siamo accolti in capo alla scala da un gruppo di marinai;
noi sentiamo il dovere di gridare: “VIVA L’ITALIA” -
Il nostro grido, contrariamente alla previsione, è accolto con dimostrazio-
ne piuttosto cordiale e curiosa anziché ostile. Riconosciamo con sorpresa sui
berretti dei presenti i nuovi distintivi Jugo-Slavi. Ci viene chiesto in dialetto
veneto come siamo arrivati; noi rispondiamo, secondo il suggerimento avuto
dal Comandante Ciano di essere scesi in acqua da un idrovolante e di averlo
quindi affondato. Intanto veniamo scortati verso poppa, la nostra incertezza
sul da farsi si precisa, in parte almeno in conseguenza della benevola acco-
glienza ricevuta e della mutata nazionalità della flotta; dopo breve scambio di
idee tra noi due, domandiamo di parlare al Comandante per una comunicazio-
ne importante e urgente: sono le 6 quando il Comandante chiamato, accoglie
me nel suo alloggio, gli presento il pugnale del Dr. Paolucci, rimasto in mia
mano e gli comunico che la nave corre un grave ed immediato pericolo. Il Co-
mandante mi chiede in che consiste tale pericolo e se altre navi si trovino nelle
stesse condizioni. Rispondo non poter rivelare in che consista il pericolo e che
nessun altra nave è nelle stesse condizioni, Il Comandante si impadronisce del
suo collarino di salvataggio ed esce subito dal suo alloggio ordinando a tutti
i presenti ad alta voce in lingua tedesca di lasciare la nave; noi lo seguiamo
quindi in coperta dove egli ripete ad alta voce il suo ordine, che è immedia-
tamente seguito alla spicciolata dai presenti mentre io chiedo al Comandante
il permesso di allontanarmi anch’io insieme col Dr. Paolucci; ci è consentito
e noi scendiamo dalla scala di dritta e ci allontaniamo verso poppa seguendo
la lieve corrente con un nuoto reso lento dal grande numero di vestiti che
portiamo indosso. Passano intanto a nuoto marinai della nave e imbarcazioni
cariche di parte dell’equipaggio; dalla nave si segnala con un proiettore alla
vicina “Tegetthoff” dalla quale vengono dirette imbarcazioni di soccorso. Alle
6.20 circa, un’imbarcazione si avvicina a noi e ci porta al barcarizzo di dritta
della “Viribus Unitis” dove una grande barca a remi attende una parte dell’e-
quipaggio rimasta in coperta. Saliti a bordo veniamo accolti con parole di
minaccia ed atti concitati, ma senza particolari violenze, perdo di vista per un
breve tempo il Dr. Paolucci in mezzo alla calca che ci è intorno. Sembra che a
bordo non credano più al pericolo da noi preannunciato. Un marinaio con un
coltello, comincia a tagliarmi addosso il vestito impermeabile altri raccolgono
alcuni oggetti rinvenuti nelle mie tasche interne. Mentre questi fatti si svol-
gono, avviene l’esplosione, un tuono breve e smorzato, accompagnato da una
notevole scossa a tutta la nave, e da un pennacchio di spuma non molto alto

