Page 273 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               271

                                              Luigi Gasparotto

                      Era suonata l’ora fatale, ma vi era in tutti una

                                     gran voglia di piangere…





                      Il tenente degli alpini Luigi Gasparotto aveva ormai raggiunto Sacile e
                    dopo un solo giorno di combattimento in mezzo ai pianti di bimbi e grida
                    festose di donne il suo paese natale era finalmente libero. Vedeva così corona-
                    to da successo il suo strenuo impegno di combattente contro l’imperialismo
                    germanico: l’esercito austro - ungarico era ormai in rotta e a Villa Giusti il 3
                    novembre sarebbe stato firmato l’armistizio che sanciva la fine della guerra
                    per il giorno successivo: alle tre del pomeriggio avranno tutti salva la vita.
                    Gasparotto aveva vissuto momenti esaltanti nel ripercorrere le strade della sua
                    terra dove si intrecciavano le rimembranze garibaldine delle guerre dell’in-
                    dipendenza nazionale con i ricordi della sua gioventù. Giunse così nel primo
                    pomeriggio del 4 novembre con i reparti più rapidi dell’esercito in marcia -
                    l’8˚ reggimento della XXIII divisione bersaglieri e i cavalleggeri d’Aquila - al
                    trivio di Paradiso di Pocenia, dove le truppe nemiche dietro una selva di mitra-
                    gliatrici opponevano l’ultima resistenza. Mancavano dieci minuti alle 15, fu
                    deciso l’assalto: i bersaglieri si sono buttati di slancio contro le mitragliatrici
                    nemiche, poi «Viva l’Italia! Aprite gli squadroni». Gli squadroni si aprirono e
                    si slanciarono al galoppo.

                                                        ]



                                  GIUSEPPE GARIBALDI IL 5 MARZO 1867
                                DA QUESTO VERONE AL POPOLO PARLAVA



                    neL paese natiO, per iL paese natiO
                    31 OttObre.
                      Limpido sole. La cavalleria è sulla via di Sacile. Passano soldati cantando:
                    facce pallide di fatica, occhi illuminati di gioia. Conegliano espone alle fine-
                    stre le prime bandiere. La strada napoleonica ingombra di cannoni, con gli
                    artiglieri austriaci morti sui pezzi, è percorsa da truppe di tutte le armi. Donne
                    sulle strade, ai bivi, sui campi, gridano: — «Viva il sangue nostro, viva l’Ita-
                    lia!» Le ragazze si fan da presso e dicono — «Cari, cari finalmente!» I bimbi
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