Page 275 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La vittoria 273
Occorre ora passare la Livenza che divide il “borgo” dalla piazza del Plebi-
scito, che è il cuore del paese. Al di là, sul campanile del duomo, nel giardino
Sartori, a casa Camilotti e a casa Bet, il nemico ha piazzato le mitragliatrici
che incrociano i tiri sui ponti crollati. Giunge una comitiva di giornalisti; ar-
riva il maggiore Gruss, della missione francese, con un tenente colonnello
italiano, il senatore Visconti di Modrone. Dalle case del “borgo” escono donne
e bambini, che ci chiamano per nome: dove passa la libertà torna a sorridere
la vita. Gli inglesi, raccolti sotto i portici di via Vittorio Emanuele, attendono
la ripresa del combattimento.
La chiesa di San Gregorio è stata saccheggiata la vecchia pala di Sant’An-
tonio col bambino Gesù, davanti al quale tante volte mia madre mi faceva
pregare, è squarciata, spogliato l’altare, aperto il tabernacolo. Da una imposta
socchiusa, rivedo l’interno della mia casa, interamente denudata in fondo, ap-
pare il focolare, spento e deserto.
Mezzogiorno Il nemico bombarda il «borgo» coi piccoli calibri l’Austria
sfoga le sue ultime vendette. Ma il capitano Debuson, dei bombardieri inglesi,
schiudendo il portone del palazzo Casagrande ci mostra la statua di Garibaldi
che sorride dal piedistallo. E dice, in buon italiano: — «Il vostro eroe vede
ancora una volta l’Austria a fuggire».
Piazzate le bombarde nel giardinetto di casa Padoin, piazzate le mitraglia-
trici inglesi a casa Montanari, quelle di cavalleggieri Saluzzo a casa Savio e
sul solaio del “Leon d’Oro”, alle quattro si riapre il fuoco. La prima a capito-
lare è la mitragliatrice di casa Sartori col suo servente che muore sull’arma,
— era quella che infilava lo specchio della Livenza —; la seconda è quella del
campanile del duomo, colpito nella cella campanaria da ripetuti e ben aggiu-
stati colpi di bombarda. Sotto le raffiche incrociate e il fumo delle bombarde,
i fanti del 9° reggimento York e Lancaster, agli ordini del tenente Stevenson,
buttate alcune tavole sopra i rottami del ponte, attraversano la Livenza, irrom-
pono a casa Carli, e di là si affacciano alla piazza Plebiscito scaricando i fucili.
Cadono i primi austriaci sulle rampe del ponte; avanti!; i mitraglieri prendono
posizione sotto il portico della farmacia Sartorelli; dagli opposti portici di casa
Piovesana e dalla bella loggia del Comune rispondono gli austriaci; la piazza,
già avvolta nelle ombre della sera, è tutta un ridere di fiammelle correndo di
colonna in colonna, di portico in portico, di casa in casa, di strada in strada,
sparando contro le porte aperte per obbligare alla resa le pattuglie ritardatarie,
si arriva all’arco dei “Mori”, a casa Biglia — piena di ricordi —, al ponte di
ferro, a quello della Pietà, al campanile del duomo, in breve tutto il paese è
occupato; Sacile è liberata. Gli ultimi prigionieri che si arrendono vengono
avanti dalla piazzetta delle carceri, gemendo:

