Page 278 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                                   un COLpO di sCena suL tagLiamentO
                     Ma sull’argine vicino spuntano mitragliatrici e colonnine austriache. Suo-
                  na una tromba e si alza una bandiera bianca, triangolare. I bersaglieri in piedi,
                  sull’isolotto, guardano puntando le armi. Avanza un capitano, bruno, bellissi-
                  mo, che domanda di parlamentare col “generale italiano”.
                     Mentre ci avviamo, a cavallo, a traverso i guadi, azzardo una domanda:
                     — «Posso chiedervi a quale nazionalità appartenente?»
                     — «Ungherese». Un lieve rossore colorò il pallido volto.
                     Il colloquio ha avuto luogo in un prato, presso cascina Rota. Da una parte,
                  un crocchio di generali e di ufficiali; dall’altra, solo e bendato, l’ungherese,
                                         a
                  capitano Kaiger, della 24  divisione.
                     Tolte le blende, l’ungherese dice, in perfetto italiano:
                     — «Ho l’onore di comunicare a questo comando che stamane è stato fir-
                  mato l’armistizio tra l’esercito italiano e l’esercito austro-ungarico, come da
                  nota che vi presento. Le condizioni dell’Intesa sono state da noi accettate.
                  Domando quindi che le vostre truppe si ritirino sulla riva destra del fiume».
                     Profonde, stupore. Possibile che il nemico sia avvisato prima di noi di così
                  grande avvenimento?
                     Ma risponde, burbero, il generale Nastasi: — «Noi non riceviamo ordini
                  se non dal nostro comando. Se volete un armistizio, non avete che a gettare
                  le armi e costituirvi prigionieri». L’altro insistette, appariva commosso. Tutti
                  gli occhi erano fissi sulla sua splendida faccia di zingaro: — «Sul mio onore
                  di soldato — disse — vi assicuro che l’armistizio è stato concluso. Noi non
                  getteremo mai le armi». E, visto che nessuno rispondeva, riprese: «Signori,
                  potete continuare l’avanzata. Noi risponderemo col fuoco».
                     Nastasi, tranquillissimo: — «Sta bene, vi dò tempo mezz’ora per rientrare
                  nelle vostre linee».
                     Sono le quattordici e quarantacinque. Il capitano ripassa a cavallo il Taglia-
                  mento. Frattanto, le batterie del 40° reggimento da campagna hanno puntato
                  i cannoni su Camino di Codroipo alle sedici, le nostre mitragliatrici aprono il
                  fuoco; segue l’artiglieria; risponde subito il nemico con una ventata di pallot-
                  tole. Altro suono di tromba, altra bandiera bianca, o, più precisamente, altro
                  lenzuolo rubato ai nostri contadini.
                     Questa volta l’incontro ha luogo sul letto del Tagliamento.
                     È già buio: i soldati fanno cerchio all’intorno. Il colonnello Ricchieri, co-
                  mandante il 2° bersaglieri, risponde che «gli italiani non ricevono ordini dal
                  nemico». I parlamentari replicano: — «Ricadrà sul vostro capo la responsabi-
                  lità del sangue ulteriormente versato». E se ne vanno.
                     Il fuoco riprende implacabile; i bersaglieri del quarto battaglione si slan-
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