Page 279 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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ciano sulla sinistra del fiume, si buttano all’argine, e il nemico, protetto dalle
ombre della notte, si ritira, abbandonando al loro destino nuclei di prigionieri.
I soldati si chiedono: Come fa il nemico a sapere quello che noi ignoriamo?
L’armistiZiO
4 nOvembre.
Stanotte, alle quattro, è arrivato un ordine che, per il primo momento, ci ha
fermato i battiti del cuore. Oggi, alle ore tre del pomeriggio, saranno sospese
le ostilità. Fino a quell’ora le truppe dovranno continuare l’avanzata, ma alle
tre saranno deposte le armi. Si tratta ora di portare più lontano che sia possibi-
le la nostra bandiera, prima che le trombe dei parlamentari squillino la prima
nota di pace. Oggi, dunque, quattro novembre, finisce la guerra: alle tre del po-
meriggio avranno tutti salva la vita. Ci avviciniamo ad una delle più grandi ore
della storia, donde uscirà rinnovata la vita del mondo eppure vi è in tutti una
dolcezza malinconica; anche i soldati non esprimono segno alcuno di gioia.
«Oramai — dicono — si andava a Trieste per nostro conto. Perché fermarci?»
La brigata bersaglieri passerà il Tagliamento per il ponte di Madrisio, tut-
tora tenuto dal nemico. A Morsano le strade e i campi sono ingombri di armi
abbandonate. Qui ieri si è arresa una intera divisione di cavalleria appiedata,
che è stata avviata a San Vito, fra imprecazioni di popolo.
Al ponte, il nemico sventola bandiera bianca e spara mitragliatrici, ma il
231° fanteria le riduce al silenzio. Il ponte salta e brucia. Frattanto i nostri ae-
roplani lanciano manifestini che recano una grande inattesa novella:
«Veterani del Carso e del Piave! Le truppe italiane hanno conquistato Tren-
to e Trieste, ridando all’Italia per sempre le terre di Battisti e di Oberdan».
È un delirio; sventolano tutte le bandiere; si agitano fazzoletti e berretti;
l’aria freme di grida e di canti, le musiche suonano l’inno di Garibaldi: «Va
fuori d’Italia...»
Man mano che si approssima la grande ora, si cerca di scrutare l’animo del
soldato. Che farà? Fraternizzerà col nemico? Risponderà ai suoi inviti?
Vane domande; il soldato continua la marcia vittoriosa, senza chiedere l’o-
ra, quasi senza preoccuparsi della sua vita, che pure è ancora in giuoco.
Riattato alla meglio il ponte, finalmente i bersaglieri entrano in Varmo, in
Rivignano e in Ariis, fra folle di popolo delirante; al ponticello crollato del
Torsa, incontrata nuova resistenza, i bersaglieri dell’8° reggimento si sono
buttati di slancio contro le mitragliatrici nemiche. Eppure, non mancava che
un’ora alla fine della guerra!

