Page 277 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               275

                    ci dicono: — «È l’unica cosa che ci è rimasta (le pezzuole). Hanno rubato
                    tutto». Ma l’ultima volta che entrarono per la finestra, per rubare, la vecchia
                    Lama ha detto loro: — «Siamo poveri, ma il sangue è buono. Nel ‘66 sono
                    andata a cavallo sino a Pordenone per baciare Garibaldi».
                      Questa popolazione di contadini è veramente magnifica. —
                      «Fino a che il cannone lavorava sul Piave, dicono avevano speranza, ma
                    quando taceva, quale avvilimento! Negli ultimi giorni, quando lo abbiamo
                    sentito verso Sacile, ci siamo messi a batter le mani. E quando sono comparse
                    le piume dei bersaglieri, tutti fuori a gridare: il sangue nostro, il sangue no-
                    stro!» Ad una donna che ci offre un bicchier d’acqua, rispondiamo un sempli-
                    ce grazie. — «Ah, anima — dice — è un anno intero che non ci sentiamo dir
                    grazie!».




                                                   musiChe

                    3 nOvembre.
                      Il ponte non è ancora ultimato; mancano i materiali. Si tenta passare a Ri-
                    varotta, a Villanova, inutilmente. Si finisce a ripassare la Livenza a Portobuf-
                    folè, sotto l’arco Veneziano dal leone alato si torna a Motta, dove il capitano
                                     a
                    Vallenga, della 10  squadriglia autoblindate, bestemmia perché il ponte non
                    regge gli ottanta quintali delle sue macchine; si corre ad Annone veneto, a
                    Pravisdomini, a Villotta, sempre fra popolazioni acclamanti. Qui la 6  brigata
                                                                                   a
                    bersaglieri applaude il suo generale, il Dho, e canta l’inno a Oberdan; i “lupi di
                    Toscana” festeggiano il generale Nastasi e il divisionario Galliani; gridano: —
                    «Viva i nostri generali». Un tempo, a queste dimostrazioni non eravamo abi-
                    tuati. A Sbroiavacca, sotto la fosca torre della vecchia contea, raggiungiamo
                                      a
                    i bersaglieri della 7  brigata che hanno in testa, con le pattuglie esploratrici,
                    la musica. Che guerra è questa? I ponti sulle regie e sugli “scoli” sono rotti
                    da poche ore, ma i contadini hanno gettato delle passerelle con alberi e siepi
                    tagliate ai margini della strada, donde sventolano i berretti. Dalla strada hanno
                    rimossi i cadaveri e le carogne massacrati dai nostri areoplani. Si entra in San
                    Vito al Tagliamento, fra due ali di popolo plaudente.
                      A mezzogiorno i cavalleggieri “Foggia” sono sul greto del Tagliamento,
                    bianco di ghiaia, azzurro di acque il fiume immenso, il nume tutelare del Friu-
                    li. Si attraversano i limpidi guadi, le boschine, i ghiaioni e si arriva, coll’acqua
                    alla cintola, all’ultimo isolotto, dove sono spiegati i bersaglieri del battaglione
                    Barbanti.
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