Page 276 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                  — «Fratelli, fratelli!» Sono rumeni o, almeno, tali si professano.
                  — «Fratelli, si risponde, su le mani» E li prende in consegna un borghese Ar-
                     naldo Fraccaroli.
                     Sono le sette e mezzo. Sulla piazza di Sacile liberata, partono grida: —
                  «Viva l’Inghilterra!»; gli inglesi rispondono — «Viva l’Italia!».


                     Così, fra le tenebre, è finito questo caratteristico combattimento, che durò
                  tutto un giorno, nelle vie, fra le case, sotto i portici, sui tetti, sui campanili, in
                  mezzo a pianti di bimbi e grida festose di donne dove il popolo fu spettatore
                  e, in qualche tempo, attore nel dolce paese dove la lontana infanzia riverbera
                  ancora qualche ricordo e alcune tombe, che da un anno non hanno conforto di
                  fiori, legano il cuore alle cose più sacre della vita.
                     Sacile, addio!


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                     Oramai popolo ed esercito si confondono: le bandiere sventolano sui can-
                  noni e sugli aratri. Sacile, intanto, sta seppellendo i morti; al cimitero sono
                  stati deposti otto inglesi e centotredici austriaci, ma molti ancora sono sparsi
                  per la campagna. Un morto è stato trovato sul campanile del duomo. Lungo la
                  strada di Pordenone, al passaggio delle truppe, il popolo viene a salutare, con
                  gli stendardi. A Rorai un arco di rose e di crisantemi ci richiama agli antichi
                  costumi di Roma imperiale; Pordenone è imbandierata; intatto il superbo cam-
                  panile trecentesco. La città fu occupata ieri, alle due del pomeriggio, dall’8°
                  bersaglieri ciclisti, mentre gli austriaci di opposte nazionalità si schioppetta-
                  vano fra di loro. La popolazione aveva vissuto ore di trepidazione il giorno
                  prima, perché le cannonate di Sacile si sentivano distintamente, e dalla sorte
                  di Sacile dipendeva la libertà di Pordenone. In corso Garibaldi brucia l’osteria
                  del Gambero, incendiata dagli austriaci la notte del 31; brucia anche il fabbri-
                  cato della stazione: la popolazione se ne è vendicata bastonando gli interpreti,
                  ligi all’austriaca autorità.
                     Il nemico è a quattro chilometri dalla città. La cavalleria batte i paesi a
                  rastrellare i fuggiaschi, che hanno abbandonato cannoni e munizioni ad ogni
                  svolto di strada.
                     Palse, Tamai, Prata sono state sgombrate, ma a Visinale il ponte sul Me-
                  duna è rotto. Qui c’è la brigata Veneto, insofferente di essere lasciata un po’
                  indietro. Il maggiore Cerboneschi raduna le truppe. Si grida anche qui: — «Al
                  Tagliamento, all’Isonzo, a Trieste!» I ragazzi sventolano pezzuole tricolori,
                  cucite mentre ancora gli austriaci bruciavano il ponte. Le donne di casa Lama
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