Page 280 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                     L’ultimo colpo di mitragliatrice ha colpito in bocca il sottotenente Alberto
                  Riva di Villasanta, di diciott’anni, spezzandogli a un tempo la vita e la parola...
                     I contadini tagliano gli alberi della strada per far passare la cavalleria. Sono
                  le tre, quando ci avviciniamo ai pressi di Paradiso. Arrivano clamori e nuovo
                  strepito di mitragliatrici. È la cavalleria che carica il nemico sulla strada di
                  Paradiso.




                                             L’uLtima CariCa
                     Il bianco rettilineo di Paradiso finisce nel trivio di Muzzana e di Castion di
                  Strada. Qui, sul ponticello, gli austriaci avevano piazzate le ultime mitraglia-
                  trici e contro di esse i lancieri di Aquila caricarono per l’ultima volta. Già era-
                  no passati al galoppo sulle calcagna del nemico in fuga, fra i bersaglieri della
                  divisione Fara che facevano ala alla visione fantastica; ma occorreva portare
                  lo stendardo del reggimento più in là, più lontano, alle porte di Palmanova,
                  fino al minuto estremo, fino all’istante fatale in cui la guerra avrebbe cedu-
                  to il passo alla Storia. Mancavano dieci minuti alle tre quando il colonnello
                  Pezzi-Siboni lanciò il duplice grido: «Viva l’Italia! aprite gli squadroni!» Gli
                  squadroni si aprirono e si slanciarono al galoppo: il quarto sullo stradone, il
                  quinto e il sesto ai suoi fianchi, sulle due carreggiate laterali. Il comando di
                  reggimento portava lo stendardo spiegato.
                     Il grido di «Viva l’Italia!» urla nell’aria, e le tre colonne affiancate si in-
                  volano verso il trivio come per immolarsi alla morte. Sotto il pungolo dei
                  cavalieri, serran sotto i cavalli; lo squadrone di mezzo arriva compatto come
                  una sol frotta, come un pugno chiuso, alla mèta in testa il capitano Grilli, e,
                  cavalieri della morte, tutti gli ufficiali, Balsamo e Piersanti, Airoldi di Robbia-
                  te e Porro Schialfinati, nel momento in cui l’ultima scarica delle armi nemiche
                  abbatte e confonde cavalli e cavalieri.
                     I cavalli vengono a morire sul ponticello, sopra le mitragliatrici, trascinan-
                  do davanti al nemico gli ultimi italiani caduti nell’ultima ora della guerra.
                     Suonano intanto le trombe dei parlamentari e il nemico si ritira, svento-
                  lando bandiere bianche. L’ultimo olocausto alla patria è compiuto. Mentre
                  sopraggiungono i bersaglieri, dal groviglio sanguinante vengono estratti due
                  giovinetti spenti, Augusto Piersanti e Achille Balsamo di Loreto, un altro mor-
                  to, il caporale Giulio Marchesi e dieci cavalieri feriti, sopra i cavalli agoniz-
                  zanti.


                     Imbruniva quando gli squadroni rendevano gli onori delle armi alle giovani
                  salme, adagiate sul margine destro dello stradone, presso il trivio, sul campo
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