Page 285 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La vittoria 283
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COme fu Liberata trentO
Chi fu il primo. Quando, nel primo balzo vittorioso del maggio 1915, i
nostri soldati occuparono quel caposaldo incrollabile della nostra difesa che
divenne poi, fra la Vallarsa e la Val Lagarina, la cresta dentata dello Zugna,
qualcuno scorse laggiù, tra la foschia violacea della valle, la macchia rosata
di una città. Non volevano crederci, da principio: così vicina, Trento? Eppure,
si, era proprio Trento quella; tanto vicina, quando l’aria era tersa, da sem-
brare che sventolando su quella vetta un tricolore in segno di saluto, qualcu-
no avrebbe risposto di laggiù: che, gridando dal Trincerone «Viva l’Italia»,
qualcuno di laggiù avrebbe dovuto far eco. Invece per più di tre anni nessuno
rispose ; ma il XXIX Corpo d’Armata, al quale dall’ 8 dicembre 1916 toccò
l’onore di sbarrare fra l’Altissimo e Coni Zugna, la via maestra di Trento, e
di appoggiare a oriente le sue linee al baluardo da cui si scorgeva Trento, non
dimenticò mai la sua meta fatale e quando l’ora venne, a quei ragazzi induriti
come macigni che non s’erano stancati di guardar di lassù senza disperare la
dolce Città da redimere, dette la buona novella: « Ragazzi, l’ora è venuta ». E
in ventiquattr’ore ce li portò.
Ventiquattr’ore: breve fatica, una pazza corsa, un volo, un sogno... Sì: ma
Trento non fu liberata da chi ebbe la divina ventura di entrarvi tra i primi con
una galoppata, in quel memorabile 3 di novembre. Trento fu redenta da coloro
che per milletrecento giorni e milletrecento notti, sole o neve, tormenta o gra-
nate, stettero a carezzarla amorosamente coi loro sguardi attraverso le feritoie
della trincea alpestre; e prima fu redenta da coloro che per troppo guardarla
caddero ciechi per sempre nei solinghi cimiterini di Malga Zugna, di Coni
Zugna, di Passo Buole, di Marani... Tutti, in quel due di novembre, balzarono
i morti fuor dalla loro poca terra: e a Trento, poveri figliuoli, entrarono essi
per primi, furtivi e trepidi come innamorati che corrono per la prima volta in
braccio all’amata. E quando a Trento giunsero i vivi, i morti erano già là, e
avevano già colle loro dita di sogno, pavesata la Città ancora austriaca di un
immenso brivido tricolore.
bandiera bianCa a serravaLLe
Ultimi giorni dell’ottobre 1918: varcato il Piave, il fronte austriaco in-
franto, le nostre avanguardie a Vittorio Veneto... Le grandi notizie trionfali
si susseguivano di ora in ora, portate dal telefono fino alle linee più avanzate,
cancellando ad una ad una, con mirabile coincidenza di date, le lugubri tappe

