Page 286 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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284 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
di un anno prima. Ma in Val Lagarina ristagnava una certa non confessata
malinconia: troppa solitudine, su quelle linee da cui le migliori truppe erano
state tolte per concentrarle sul Piave; troppa calma su quelle trincee lambite
dal mormorio sonnolento dell’Adige, mentre, al di là dai monti, tumultuava
la riscossa. Qualcuno diceva con umiliazione: «Tra pochi giorni, se verrà l’ar-
mistizio, andremo a Trento a passo di strada, a far la descrizione delle belle
gesta altrui…».
Ma il 29 ottobre anche le truppe della Val Lagarina ebbero il loro premio:
poiché sentirono che proprio quelle loro linee tranquille la Storia aveva scelto
per dare la definitiva consacrazione allo sfacelo dell’impero austriaco. Nelle
prime ore della mattina giunse al Comando del XXIX Corpo d’Armata, che
aveva sede a Borghetto sull’Adige, una strana comunicazione: dinanzi alla
nostra linea avanzata di Serravalle, tenuta in quei giorni dal 36° fanteria (riva
sinistra dell’Adige, tra Ala e Rovereto), si vedeva venire avanti dei parlamen-
tari nemici con trombe e bandiera bianca. Si trattava di uno dei soliti insulsi
tranelli, coi quali gli austriaci ogni tanto usavano tentare di avvicinarsi ai no-
stri soldati per illuderli in fallaci speranze di pace, o non piuttosto si trattava
proprio, questa volta, della resa a discrezione? Un ufficiale superiore del Co-
mando fu inviato d’urgenza in automobile sulla linea, per rendersi esatto conto
delle cose; ed io, nella mia qualità di capo dell’Ufficio propaganda del XXIX
Corpo d’Armata, ebbi la fortuna di poterlo accompagnare. Fummo in pochi
istanti a Serravalle, dove giungeva, sbarrata dalle trincee, la rotabile parallela
all’Adige tutta nascosta dai mascheramenti; e di lì, a piedi, ci inerpicammo per
un labirinto di camminamenti insinuantisi fra le case diroccate del paese, fino
a giungere alla trincea avanzata d’osservazione, ansiosi di vedere, di sapere.
Ma il terreno dinanzi alla nostra linea era, come di solito, deserto. E allora
qualcuno dei fanti che popolavano le trincee ci disse che eravamo giunti trop-
po tardi, perché i parlamentari nemici erano già stati accolti dentro la nostra
linea e spediti sotto buona scorta, per un camminamento diverso da quello
percorso da noi, al Comando del Corpo d’Armata. Tentammo di ricostruire
la scena dell’arrivo attraverso le pittoresche informazioni dei soldati che vi
avevano assistito. Verso l’alba, laggiù dalle trincee austriache di Marco, in
quel profondo silenzio misterioso e ostile che grava sulle linee nei momenti
di calma, s’era sentito all’improvviso il lamento flebile d’una tromba che e
chiamava chiamava: un segnale di tromba? che strana novità era mai quella?
Poi, quando il giorno aveva cominciato a schiarire, s’era visto apparire lungo
l’Adige, sul terrapieno della ferrovia, un drappello, guidato da una bandiera
bianca (un fante toscano che era tra i narratori, postillò: «a Bandiera.... via,
proprio una bandiera la ‘un sarà stata; l’era una camicia messa ‘n cima a un
palo!»), che veniva avanti pian piano, come se portasse un morto: e ogni tan-

