Page 268 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                  posizione conveniente per ottenere un sicuro effetto di affondamento.
                     Mi accingo subito a far uscire dall’arma, alla quale è assicurato da una
                  cordicella che deve essere allentata o tagliata, il congegno destinato ad unire
                  l’arma stessa allo scafo; ma il nodo è intricato ed il coltello non è più a mia
                  disposizione perché rimasto infisso sull’apparecchio, come ho detto [Rosset-
                  ti aveva dovuto abbandonare il coltello in una delle complicate operazioni
                  eseguite per il superamento degli sbarramenti del porto di Pola]. Mi occorre
                  quindi molto tempo per sciogliere il nodo, operazione resa più difficile dal
                  fatto che la cordicella è bagnata e le mani intirizzite; riesco infine, dopo circa
                  20 minuti a sciogliere il nodo, attaccare l’accessorio alla murata e assicurarlo
                  anche, per maggiore precauzione ad una fune che trovasi in quel punto, assi-
                  curata alla nave - durante questa operazione risuona a bordo, alle 5 1/4 circa
                  un lungo segnale di tromba, seguito a breve intervallo di tempo dal graduale
                  risveglio della nave, scarico di ceneri fuori bordo vicino a me, altri passi in
                  coperta, è urgente completare l’operazione modifico la regolazione dell’arma
                  a due ore (quindi esplosione alle 6 1/2) distacco la fascia di tela e sughero che
                  assicurava il galleggiamento dell’arma e lascio affondare quest’ultima; sono
                  le 5 1/2 precise, mi allontano dalla nave, nuotando il più velocemente possibile
                  perché già il cielo, benché annuvolato comincia a dare verso oriente un lieve
                  cenno del prossimo albeggiare, ed io non so se mi sarà possibile di riprendere
                  contatto con l’apparecchio o se dovrò nuotare fino a terra per tentare di rag-
                  giungere il punto di ritrovo convenuto col Comandante Ciano - Riesco invece
                  ben presto a distinguere sulla mia dritta il Dr. Paolucci e l’apparecchio, a circa
                  50 metri dalla nave, ed a raggiungerlo, ripreso il comando dell’apparecchio
                  accellero l’andatura di questo correndo parallelamente alla nave, verso prua,
                  nell’intendimento di allontanarci da questa e indi raggiungere al più presto la
                  costa nord secondo il programma stabilito -
                     Ritengo che la grande fosforescenza naturale, sempre notata nell’acqua du-
                  rante tutta la prova, (e messa in maggior evidenza dall’accellerata andatura
                  dell’apparecchio) e il fatto che il personale sveglio in coperta doveva frat-
                  tanto essere aumentato, siano le cause determinanti del nostro avvistamento
                  da parte della nave - Improvvisamente un proiettore si accende sulla plancia
                  e dirige la sua luce su di noi. Invano tentiamo per qualche minuto di passare
                  inosservati colla immobilità quasi incompleta: il proiettore si mantiene fisso
                  su di noi che procediamo ora a moto lento, perché nessun colpo di fuoco segue
                  al nostro avvistamento, comprendiamo che in breve una imbarcazione si avvi-
                  cinerà a noi. Il Dr. Paolucci situato a prora prende allora l’iniziativa di attivare
                  la seconda arma, ed io procedo all’apertura delle sue valvole di affondamento.
                  Così mentre un motoscafo si avvicina da poppa della nave, lasciamo l’appa-
                  recchio libero, avanzante a lento moto e affondante. coll’arma in condizione
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