Page 264 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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262 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
La mezzanotte è passata.
A nuoto lentissimo, quasi com-
pletamente immersi, con l’ap-
parecchio addossato alla pietra
scivoliamo lungo la diga per una
cinquantina di metri; e qui si im-
pone una nuova ispezione. Bisogna
vedere se sia meglio entrare per la
parte destra o sinistra della picco-
la breccia, larga una sessantina di
metri. Vado avanti lentissimamente
aggrappato con le mani alla roccia,
arrivo sino alla punta della diga,
sento un passo sulla mia testa. Mi
fermo. Dopo qualche secondo non
sento più nulla. Noi abbiamo la te-
sta rivestita in modo da sembrare un
fiasco che galleggi; mi stacco anco-
ra lievemente dalla diga per cono-
scere meglio il pericolo che è tre
metri sopra di me, e dondolo con la
testa così da simulare il galleggiare
di un fiasco; veggo distintamente
un’ombra fissa e immobile. Che mi abbia scorto? Mi fermo ancora, sento per
un momento tossire; infine mi decido ad andare avanti approfittando dell’an-
golo morto.
Arrivo sulla ostruzione che chiude la porta. È fatto di tante lunghe travi
galleggianti, riunite tra loro in maniera di formare due file intersecate da tante
travi trasversali. Da queste travi fuoriescono dei bastoni appuntiti di acciaio
lunghi circa un mezzo metro e con la punta rivolta verso l’esterno; ad alcune
di essi sono fissate delle latte di petrolio, che hanno certamente la funzione di
fare da avvisatori dum-dum. All’altra estremità veggo un guardiaporto fermo
su cui una lanterna rossa si agita per qualche tempo, poi si spegne, forse l’uo-
mo che la teneva è sceso già nella stiva.
Poco soddisfatto per le cose vedute ritorno lentamente indietro. Trovo l’in-
gegnere meravigliato per la lunga attesa di circa mezz’ora, gli comunico di
aver visto la sentinella, di aver visto il guardaporto e che la corrente che esce
dal porto è forte. L’ingegnere decide di andare avanti. È l’una.
Ma appena fuoriusciti dalla diga, come cerco di aggrapparmi alla ostruzio-
ne, la corrente trascina fuori l’apparecchio: nuoto disperatamente a costo di

