Page 243 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               241

                                              Adolfo Omodeo

                    Mi pare che occupare e rioccupare il nostro non

                      basti, ma sterminare il nemico distruggendone

                                  l’esercito, questo ristorerebbe





                      L’anno maledetto era ormai passato, ma per l’ufficiale di artiglieria Omo-
                    deo la ritirata dell’ottobre ’17 era un ricordo vivo e doloroso, così terribile
                    che ancora adesso non ho finito di gustarne l’amarezza. Lo storico siciliano
                    viveva con questa intensità di sentimenti gli eventi che precedettero l’ultima
                    battaglia; si avvicinavano le giornate del riscatto, il frutto della tenacia e del
                    coraggio di tutti i combattenti. Orgoglio e fierezza per essere giunto, dopo
                    quarantun mesi di guerra, all’evento decisivo, ma anche astio e rancore verso
                    l’esercito del nemico secolare. Poi, finalmente, l’annuncio della vittoria in un
                    delirio collettivo indescrivibile pare che il cuore scoppi per la gioia improv-
                    visa: finito, vinto!

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                      aLLa mOgLie
                      Z. d. g., 26 OttObre 1918
                        Son precinti i lombi e accese le lampade: il che in parole povere
                        vuol dire che abbiamo indossati i comici vestiti impermeabili an-
                        tigas e accese le lanterne dei falsi scopi, e siamo pronti per ingag-
                        giare l’ultima (???) battaglia. Si attende l’ordine d’aprire il fuoco:
                        una strana allegria regna da per tutto: i serventi chiacchierano e
                        cantano vicino ai pezzi e alle cataste di munizioni, e si sentono can-
                        tare in linea i bersaglieri, che dichiarano di volere andare a bere a
                        Udine, e cosi si attende il segnale per cominciare. Io vado un po’
                        cauto nelle speranze, ricordandomi le smodate speranze con cui gli
                        austriaci attaccarono il giugno scorso: però mi consola veder tanta
                        baldanza nei soldati: chi me l’avrebbe detto l’anno scorso quan-
                        do ripiegavo piangendo, e col cuore stretto in un nodo d’angoscia!
                        Come questa sera facevo tappa a Cervignano. Non pensiamoci. C’è
                        nell’aria un’attesa festiva: come quando in una quieta famiglia ci
                        si prepara ad andare a teatro. Ieri sera ci hanno annunziato uf-
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