Page 305 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                                                 Rino Alessi

                         Le rive, i moli, le finestre, i balconi, i tetti

                        dei palazzi rigurgitano di popolo che agita

                                          bandiere tricolori



                      Rino Alessi, direttore del Giornale del mattino di Bologna, si arruolò vo-
                    lontario allo scoppio della guerra come soldato semplice, fu assegnato all’ar-
                    ma del Genio e addetto, come Giovanni Comisso, ai collegamenti telefonici.
                    Al fronte riprese in breve la sua attività di giornalista e divenne corrispondente
                    di guerra del quotidiano milanese interventista Il Secolo diretto da Giovanni
                    Pontremoli. Su proposta del generale Carlo Porro, sottocapo di Stato Maggio-
                    re, Alessi fu chiamato nell’aprile 1916 all’ufficio stampa accreditato presso
                    il Comando Supremo e, lasciata definitivamente l’uniforme, pubblicò i suoi
                    articoli anche su Il Messaggero di Roma e sul Giornale del mattino. Per la fi-
                    ducia e la stima guadagnate, Alessi ebbe l’autorizzazione a imbarcarsi sul cac-
                    ciatorpediniere Audace che doveva portare a Trieste il generale Carlo Petitti
                    di Roreto, designato come Governatore militare della Venezia Giulia, insieme
                    con i corrispondenti di guerra dei principali quotidiani nazionali. Il racconto
                    del viaggio da Venezia e del suo approdo nella città, simbolo con Trento della
                    Grande Guerra, fu pubblicato, in occasione del cinquantenario del 24 maggio
                    1915, in un numero speciale del quotidiano triestino Il Piccolo, allora diretto
                    dallo stesso Alessi. La cronaca di quel memorabile e indimenticabile giorno
                    per il giovane corrispondente – che elesse Trieste come sua seconda patria
                    - accompagna il lettore nell’esultante eccitazione della città centro dell’irre-
                    dentismo, tra stuoli di cittadini e di ragazze commossi sino alle lagrime con al
                    collo sciarpe e fazzoletti bianchi rossi e verdi come quelli comparsi a Milano
                    durante le “cinque giornate”, fino al momento in cui sulla torre millenaria di
                    San Giusto fu issata per la prima volta la bandiera tricolore trapunta, nei gior-
                    ni dell’ansiosa attesa, dalle donne triestine. Dio voglia che non debba essere
                    ammainata mai più!


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