Page 308 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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306 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
Le conversazioni cessano come per incanto. Gl’intervenuti si affollano
all’uscita. Nell’affondarci in quel tumulto ci teniamo a braccio per non perde-
re i contatti. Fuori il tempo è quello dell’alba: immoto e plumbeo; l’aria così
densa di nebbia che a malapena riusciamo a distinguere il campanile dell’isola
di San Giorgio. Ci rendiamo conto che la navigazione sarà lunga e difficile;
ma non pensiamo più alle mine. Abbiamo nel cuore la certezza che prima che
cali la notte di questo giorno datoci in premio al di là dei nostri meriti dalla
sorte benigna, Trieste avrà cessato di essere un torturante sogno per diventare
la più luminosa delle realtà.
Di mano in mano che avanziamo in corteo verso quel tratto di riva dove
i caccia sono pronti a salpare, il nostro passo si fa sempre piú celere sino a
diventare una corsa. Ma ecco che a pochi passi dal monumento che raffigura
in nobili forme il grande Re del Risorgimento, mentre cavalca con lo sguar-
do volto al mare, ci troviamo improvvisamente davanti alla riva sbarrata da
un folto gruppo in cui si distinguono ufficiali dell’Esercito e della Marina in
grigioverde, dame della Croce Rossa, persone in abiti civili. Tutto ha l’aria
di una cerimonia imprevista. Ma appena possiamo accostarci al cordone dei
carabinieri, il moschetto “a bracci’arm”, le lucerne mai dimesse, grigioverdi
anch’esse, e fradicie di pioggia, possiamo svelare l’arcano. Al centro del grup-
po scorgiamo la figura atletica di Petitti di Roreto che tutti sovrasta.
Ancora ieri il valoroso generale era al comando del Corpo d’Armata che
per lunghi mesi aveva sbarrato al nemico l’accesso alla Laguna veneta dalla
penisola di Punta Sabbioni ed ora avanza vittorioso lungo lo stradale da San
Donà di Piave a Portogruaro. Discendente da una dinastia di prodi soldati
sabaudi, la cui storia è legata alle glorie risorgimentali del Piemonte, egli ha
voluto evocare in silenzio lo spirito del “Padre della Patria” e dall’incontro
ideale che tutti sentiamo, trarre l’auspicio di vittoria.
La sosta non dura più di cinque minuti. Poi il corteo si ricompone, supera
rapidamente l’ultimo ponte, e in breve si ferma a pochi metri dal tratto di riva
dove i quattro caccia attendono con i fuochi accesi. I carabinieri formano un
cordone per trattenere la massa che è andata ingrossandosi.
I caccia hanno la prua volta al golfo di Sistiana, il tricolore a poppa e i
segnali di combattimento a tutto vento. Il primo è l’“Audace” al comando del
capitano di corvetta Starita: un ufficiale che ha fatto tutta la guerra in Adria-
tico. Non vi è tratto di costa che non gli sia familiare. Petitti di Roreto salirà
su questa silurante e noi saremo con lui. Seguono gli altri tre fratelli del pri-
mo: “La Masa”, “Fabrizi”, “Missori”: nomi di ufficiali garibaldini che hanno
partecipato a tutte le campagne del Risorgimento. La velocità di navigazione
fissata dal Comando Supremo di Marina è di venti nodi. Ma se la visibilità
dovesse restare come è ora, sarà assai difficile mantenerla.

