Page 307 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               305

                    gliati come eravamo nei piú opposti settori del fronte in movimento. A nord
                    le nostre divisioni avanzavano lungo la grande strada che porta a Trento e a
                    Bolzano. Le unità nemiche sono in pieno sfacelo. Qua e là sorgono formazioni
                    militari levando nuove bandiere e nuovi simboli nazionali.
                      Ci scambiamo frettolosamente le notizie. Una divisione di “honved” vuol
                    raggiungere l’Ungheria a marce forzate. Punta al corso dell’Inn con la spe-
                    ranza di raggiungere, di vallata in vallata, il Danubio. Una follia nata dalla
                    disperazione! Dove passa brucia, saccheggia. L’ “Armata del Montello”, al
                    comando di Caviglia, avanza lungo la direttrice Conegliano-Udine. Essa ha
                    deciso le sorti di quella che sarà chiamata “La battaglia di Vittorio Veneto”,
                    sbaragliando il piú tenace schieramento del gruppo di armate al comando di
                    Boroević. Dove gl’invasori di Caporetto sono passati hanno seminato il sale.
                    La nostra gente era in gran parte fuggita. Nemmeno una casa rispettata.
                      E la “Terza Armata”, la leggendaria unità, che al comando di Emanuele
                    Filiberto Duca d’Aosta, non conobbe mai l’acre tormento della sconfitta, in
                    che punto è arrivata manovrando nella piana del Friuli? Saremo noi i primi ad
                    arrivare a Trieste con i “caccia”, che nel cuore della notte si spingevano a lumi
                    spenti sino sotto le coste dell’Istria, o le avanguardie della “Terza Armata”, e
                    tra esse il giovane capitano Amedeo d’Aosta con la sua batteria da campagna,
                    difesa e salvata da un fiume all’altro nei tristi giorni della ritirata?
                      Beviamo in fretta un punch di caffè e ci avviamo quasi di corsa al “Danie-
                    li”. La piazza è ancora deserta; la nebbia si è fatta piú densa e bagna come una
                    fitta pioggia silenziosa. Alcune finestre sopra le vecchie Procuratie appaiono
                    illuminate. Illuminato è pure il bar sotto la torre dell’orologio. Davanti alla
                    porta è radunata un po’ di gente. Anch’essa si muove verso la piazzetta aperta
                    sulla Laguna. I piccioni non si muovono dalle loro nicchie. L’aspetto delle
                    cose è tetro; ma nell’anima abbiamo il sole.
                      Ed eccoci sulla porta del “Danieli”. La ressa nella hall è cosi densa e tu-
                    multuosa che stentiamo ad aprirci il passo. Invano cerchiamo volti noti. Non
                    vediamo il valoroso comandante del XXIII Corpo d’Armata, Petitti di Roreto,
                    fra poco “Governatore militare di Trieste e della Venezia Giulia”, né i suoi
                    ufficiali. Qualcuno ci avverte che arriverà più tardi, ma imbarcherà subito con
                    tre ufficiali del Suo Stato Maggiore e sedici carabinieri.


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                      Una voce dal fondo della hall risuona alta e perentoria sul brusio dei con-
                    venuti. Ci giunge all’anima come una diana.
                      “Il generale Pettiti è sulla Riva, pronto per l’imbarco!”
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