Page 301 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               299

                    incontro a chi aveva aperto la via attraverso le difese nemiche, agli arditi, agli
                    alpini, alla fanteria … Così in mezzo a clamori e canti indescrivibili, traendoci
                    dietro un lungo corteo di popolo rifacemmo dal Municipio in senso inverso la
                    strada che avevamo fatto all’arrivo: ci fiorirono e ci inghirlandarono di mar-
                    gherite e di nastri tricolori, ci vollero raccontare per via, parlando in venti alla
                    volta, le loro torture, le loro lunghe speranze, gli strazi, il martirio di Cesare
                    Battisti; ci confidarono i miracoli di astuzia compiuti negli ultimi giorni per
                    preparare le sante bandiere della Patria: una signorina mi fece vedere le mani
                    ancora arrossate dall’anilina: aveva passata la notte a tinger coll’inchiostro
                    dei lenzuoli per preparare dei drappi rossi…E tutte le finestre erano ormai un
                    trionfo di bandiere tricolori e di vessilli gialli e azzurri, i colori di Trento: e gli
                    austriaci erano spariti …
                      Risalimmo il ponte sul Fersina, oltrepassammo ancora il Viadotto della Val
                    Sugana. Ed ecco, giù giù, in fondo alla via, apparire in mezzo a una nube di
                    polvere, i primi autocarri italiani, trasformati in mostruose piramidi umane,
                    nelle quali i cittadini deliranti di gioia si mescolavano ai nostri ufficiali e sol-
                    dati, arditi del XXIX reparto d’assalto e mitraglieri: e i primi giornali italiani
                    portati dal tenente Vittorio Callaini che era nell’autocarro di testa, dissero ai
                    trentini tutta la trionfale verità, mentre andava a ruba tra la folla, sotto il naso
                    degli austriaci, una profetica cartolina umoristica, che poche settimane prima
                    aveva avuto una grande accoglienza tra i nostri soldati.
                      Dopo qualche minuto ancora, tra il crescente giubilo del popolo, giunse
                    finalmente l’avanguardia della cavalleria: alle ore 15,15. Ricordo che proprio
                    nel momento in cui, verso il luccichio dei cavalleggeri che balenava laggiù tra
                    la polvere, il popolo in attesa si protendeva con un gran sventolio di bandiere,
                    con un grande agitare di mani, io, ch’ero confuso tra la folla, fermai lo sguar-
                    do su tre soldati austriaci, seri e solenni che cercavano di aprirsi un varco tra
                    quella moltitudine plaudente. Nulla vedevano e nulla udivano; si curavano
                    soltanto di salvare un piccolo porco, predato chissà dove durante la fuga: e
                    siccome la bestia pareva disorientata più dei suoi padroni da quel tumulto gio-
                    condo, i tre, con tre bastoncelli appuntiti, lo punzecchiavano metodicamente
                    sul dorso, per guidarlo nella difficile congiuntura... Di questo, mentre Trento
                    nostra esultava e mentre l’Austria moriva, si occupavano gravemente i soldati
                    austriaci…


                                         Ora pOssO mOrire COntentO
                      A Trento, quel giorno, sentimmo veramente di essere tornati, come figliuoli
                    prodighi, ad una nostra famiglia che tanto attendeva: ci riconoscevamo per via
                    e ci stringevamo la mano senza esserci mai conosciuti: e tutti ci chiamavano
                    con loro, quasi rimproverandoci perché tanti anni eran dovuti trascorrere pri-
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