Page 296 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                  videro, puntarono contro di noi, come se si fossero messi d’accordo prima, le
                  loro macchine fotografiche, guardandoci appena, con indifferenza certo simu-
                  lata e senza segni di ostilità. Il tenente di cavalleria, vedendo che gli austriaci
                  non avevano ancora iniziata la loro ritirata, mandò subito indietro un soldato a
                  chiedere istruzioni al colonnello: dovevamo fermarci anche noi, o proseguire
                  oltre, sulla via di Trento, sorpassando i nemici che non si erano mossi ancora?
                  Il colonnello rispose ordinando di sostare finché i nemici non avessero sgom-
                  brato: e facemmo così alt a una ventina di metri da loro, divisi non da visibili
                  ostacoli, ma soltanto da un breve tratto di strada aperta, che venne a costituire
                  una specie di zona neutra. La situazione era delle più originali: l’armistizio
                  non esisteva ancora, e quindi poteva da un istante all’altro un piccolo inci-
                  dente far divampare il combattimento: eppure ci guardavamo con ostentata
                  fredda noncuranza, mentre dalle finestre di Acquaviva una ragazza bionda e
                  dei bambini si affacciavano ogni tanto con occhi smarriti, senza rendersi conto
                  di quel che stava per succedere. In mezzo alla strada, nel gruppo di ufficiali,
                  ebbi modo di osservare a mio agio il maggiore comandante del battaglione:
                  era un omaccione alto e tarchiato, con dei grandi baffi neri su una faccia molto
                  colorita, una ghigna da prepotente ben inquadrata dall’elmetto a fungo; porta-
                  va un pastranino azzurro orlato di pelliccia, con ornamenti d’oro e di scarlatto,
                  tipo Vedova Allegra o ballo Excelsior; in mano aveva un frustino, e, tanto per
                  essere coerente fino all’ultimo, dava ogni tanto ostentatamente delle frustate
                  sulla faccia dei suoi gregari che non facevano le valigie con sufficiente cele-
                  rità…In questo frattempo, offrii una delle mie bandierine alla ragazza bionda
                  che curiosava dalla finestra: ella mandò giù in strada una dei suoi fratellini a
                  ricevere il dono; ma nonostante i miei inviti, non si volle decidere a esporre
                  quel piccolo tricolore alla finestra…La sua casa era proprio compresa nella
                  zona neutra, ed ella, finché quel maggiore gradasso non avesse finito di fare i
                  bagagli, voleva rispettare la neutralità. I cavalleggeri profittarono della sosta
                  per dare l’abbeverata ai quadrupedi: vidi qualcuno che dava da mangiare al
                  proprio cavallo dei pezzi di zucchero grandi come un pugno; e seppi che tra
                  Volano e Calliano, in prossimità dei magazzini austriaci saccheggiati prima
                  dell’abbandono, la strada era selciata di simili ciottoli…

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                                                  via!...
                     Ormai mezzogiorno era passato: i preparativi degli austriaci si protraeva-
                  no, forse ad arte: c’era in tutti una grande impazienza, un gran desiderio di
                  correre avanti.... Ed ecco, una delle motocarrozzette, che erano dietro la mia,
                  accenna a muoversi, a passare avanti, senza che il colonnello comandante l’a-
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