Page 299 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
P. 299

La  vittoria                               297


                                      e gLi austriaCi stavanO a vedere
                      Pochi istanti dopo ci raggiunsero altre due motocarrozzette, in una delle
                    quali era il tenente Franco Ciarlantini e nell’altra il tenente del Genio Ciro
                    Scapini e il tenente medico Antonio Azzoleni che vennero a fermarsi vicino
                    alla mia, accolte dal delirio sempre crescente della folla; ed ecco dietro di noi
                    lo sbuffare di un motore d’automobile… La folla s’aprì credendo che fossero
                    altri ufficiali italiani, ma, quando la vettura ci fu vicina, vedemmo che vi era-
                    no sopra un generale austriaco col suo aiutante: sotto i loro pentolini azzurri
                    avevano tutt’e due una faccia verde che non riuscivano a nascondere dietro il
                    bavero rialzato fin sul naso e guardavano fissi dinanzi a sé, figurando di non
                    accorgersi della folla: e la folla, in questa città che era ancora austriaca, che era
                    ancora tenuta da diecine di migliaia di soldati e sottoposta al tiro di centinaia
                    di cannoni, dietro quell’automobile che scantonava con quei due pentolini
                    gallonati, proruppe in un grido che copri il brontolo del motore: « Viva l’Ita-
                    liaaa!!... ».
                      La folla frenetica, di gioia, volevano portarci al Municipio; e intanto si
                    pigiava d’intorno a noi e voleva vederci, e voleva toccarci... Quel senso di ar-
                    tificio, di «montatura a freddo» che si riscontra in quasi tutte le manifestazioni
                    di piazza, era lì, in quell’ora indimenticabile, assolutamente lontano da noi:
                    pareva di ritrovare, in ogni mano che si tendeva, una persona cara incontrata
                    dopo una lunga assenza: io non sapevo dire altro che: «  Fratelli... fratelli...
                    »; e mentre ora, se ci ripenso, trovo in questa parola, guasta da tanta retorica,
                    un che di esagerato e di stonato che mi fa sorridere, allora essa mi sembrava
                    fresca e primitiva e la pronunciavo con un accento di tenerezza vera. «Final-
                    mente, finalmente!» era questa la parola che più sentivo aleggiare sulla folla:
                    «Quanto vi abbiamo aspettato! Quanto abbiamo sofferto.... Ma ora si dimen-
                    tica tutto…».
                      Dai cittadini che m’erano vicini seppi frammentariamente qualche notizia
                    sulla situazione della città: Trento era ancora in mano agli austriaci, c’erano
                    ancora generali e truppe; ma da due o tre giorni vi regnava il caos. La sera
                    antecedente era stato comunicato ai soldati un proclama dell’Imperatore che
                    annunciava finita la guerra e dava a tutti facoltà di tornare alle proprie case. La
                    mattina s’era diffusa la voce che l’armistizio coll’Italia fosse già firmato. Era
                    un fuggi fuggi generale: le autorità civili si erano messe in salvo ad Innsbruck;
                    poche ore prima era fuggito Muck, il capo della polizia, l’aguzzino di Battisti.
                    La soldataglia, libera da ogni vincolo di disciplina, cominciava ad abbando-
                    narsi al saccheggio; un comitato provvisorio di salute pubblica s’era costituito
                    e sedeva in permanenza al Municipio; un giornale, L’Attesa, di cui si pubblicò
                    un solo numero, esprimeva nel suo titolo lo stato d’animo della città....
                      «Al Municipio! al Municipio!!»: ci vollero a tutti i costi portare in trionfo;
   294   295   296   297   298   299   300   301   302   303   304