Page 297 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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vanguardia mostrasse di disapprovare.... E allora, poiché poteva essere utile
che qualcuno arrivasse subito a Trento ad annunciare alla cittadinanza che i
liberatori erano ormai vicini, e poiché rientrava nei compiti del nostro servizio
accorciare anche di un’ora le incertezze e le sofferenze di quei poveri fratelli
nostri, detti ordine al mio motociclista di rimetter la macchina in moto e di
andare avanti, verso Trento, a tutta velocità. Passai come un razzo sotto il naso
del maggiore rubicondo, che — a quanto seppi poi — dopo un’altra mezz’ora
di attesa, vedendosi ormai impotente dinanzi alle forze sopraggiunte, si arrese
piangendo di rabbia e lasciò che il suo reparto venisse disarmato dai nostri in
un cortile; ma questo, come ho detto, lo seppi poi. Io, per conto nostro, me ne
andavo solo soletto sulla bella strada larga, aspirando a pieni polmoni nella
corsa quel purissimo ossigeno d’Italia…
trentO!
Da Acquaviva a Trento passano una diecina di chilometri, di bella strada
piana, che si snoda con dolci curve nella vallata sempre più larga quanto più
ci si avvicina alla città. La motocarrozzetta correva a gran velocità, colla sua
bandierina al vento, e si lasciava indietro nella sua corsa ai due lati della stra-
da baraccamenti militari austriaci, campi pieni di carriaggi e di cavalli, tutta
quella vita multiforme e febbrile che pulsa nelle retrovie di un esercito in guer-
ra.... Per qualche chilometro la strada fu sgombra, poi cominciammo a trovare
truppe incolonnate che marciavano verso Trento: il motociclista suonava a
tutta forza la cornetta per farsi largo, ed io inconsciamente ero tratto a fare col
braccio gesti da padrone per ordinare di lasciar libero il varco a quelli che non
si scansavano con prontezza. E quelli guardavano istupiditi la bandierina che
sventolava, e ubbidivano senza protestare, con un viso tra attonito e sorriden-
te.... A Mattarello, il paese prima di Trento, mi parve di vedere, nel passare, dei
borghesi che, scorta la bandierina al manubrio, si misero ad agitare le braccia
per aria come indemoniati: gettai loro senza fermarmi qualcuno dei miei pic-
coli drappi tricolori e intravidi, volgendomi dalla mia carrozzetta, che delle
donne si erano lanciate a raccoglierli e se li contendevano lì sulla via come
affamate che si contendessero un pezzo di pane.... Avanti, avanti! Incitavo il
motociclista a andar più veloce, ma egli ci pensava da sé anche senza incita-
menti e da sé urlava a gran voce delle frasi pazze di entusiasmo patriottico
e di vituperio contro gli austriaci: «Largo, largo, mangiasego! Passa l’Italia,
todeschi ! Viva l’Italia!!»; e poco mancava che le turbe austriache, in risposta
a quelli improperi, non ci presentassero le armi....
Avanti, avanti! Ecco un viadotto a grandi archi, la ferrovia della Val Suga-
na che sbocca a Trento; avanti, avanti! eccoci all’improvviso imboccati nella

