Page 293 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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C’era infatti in tutti la sensazione che quelle fossero le ultime cannonate
della guerra e che la giornata stesse per decidersi in nostro favore: i primi
prigionieri nemici cominciavano a giungere; e, nella notte già scura, le vampe
rossastre degli shrapnel nemici erano sempre più rare. Allora tornai verso Ser-
ravalle accompagnando al posto di raccolta un cadetto viennese prigioniero:
i campi lungo la strada, dove poche ore prima era passata l’ondata d’assalto,
ora brulicavano d’ombre: ne vidi alcune intente a un lavoro febbrile al lume di
una candelina tormentata dal vento. Non comprendevo che facessero: ma una
gran vampata rossa e un colpo improvviso mi fecero capire che si trattava di
un pezzo da montagna già spintosi fin lì, a «parlare» direttamente con quelle
mitragliatrici austriache che davano noia sopra Marco. «Da vicino ci si spiega
meglio» mi disse, lì in quel buio, un artigliere.
Non so come feci a ritrovare, in mezzo alla ressa di uomini e di quadrupedi
che attendeva a Serravalle l’ordine di lanciarsi avanti, la motocarrozzetta che
doveva ricondurmi a riferire al Comando. Sulla via del ritorno, da Serravalle
ad Ala, trovai per chilometri e chilometri la strada ingombra da truppe di fan-
teria, incolonnate nella notte: qualcuno cantava.
un furtO per dante
Verso le due della notte, a Borghetto, fui svegliato da un ufficiale che balzò
nella mia stanza gridando: «Rovereto è presa!! Il reparto d’assalto ha avuto
cinquanta morti e un centinaio di feriti, ma ormai la resistenza è vinta: e la
nostra cavalleria s’è lanciata avanti!». Mi alzai all’alba, feci preparare la mia
motocarrozzetta, smanioso d’essere là anch’io. Sul momento di partire mi ri-
cordai che nel nostro magazzino, fra i materiali di propaganda, destinati alle
Case del Soldato, dovevano esserci un centinaio di bandierine tricolori, pic-
cole come fazzoletti; le mandai a prendere e le misi dentro la motocarrozzetta
ammucchiate. E poi un’altra idea mi venne: se proprio.... se proprio in quel
giorno lì si fosse arrivati a Trento (non riuscivo a crederci ancora…) ci sarebbe
voluta una bandiera grande, per avvolgerla sulla statua di Dante. Idea ingenua,
vero?.. Ma in guerra le idee ingenue non fanno ridere... Dunque una bandiera
grande: ma…dove trovarla? Se le cose si fossero svolte con meno precipi-
tazione, avremmo potuto prepararla; ma all’improvviso così.... Quand’ecco
mi balenò una risoluzione moto luminosa, anche se non molto onesta: per le
scale della casa, ove io abitavo a Borghetto, avevo veduto, il giorno avanti una
grande bandiera preparata dai padroni di casa, in attesa dei grandi eventi che
stavano maturandosi. Spontaneamente non me l’avrebbero data di certo: non
c’era che rubarla. Mandai su per le scale il mio bravo attendente che compié
alla perfezione l’incarico: e potei così nascondere, insieme colle cento ban-

