Page 294 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                  dierine piccole, la bandiera grande destinata a Dante. Una delle bandierine la
                  issai sul manubrio del mio motociclista, e partimmo a gran velocità sulla via
                  di Trento, all’alba, tricolore al vento.



                                        da bOrghettO a CaLLianO
                     Ala, Serravalle, visioni di sogno, sparite in un attimo: la via per Rovereto,
                  interrotta fino alla sera prima dalle trincee e dai reticolati nostri e nemici, era
                  stata perfettamente riparata durante la notte dai nostri territoriali.
                     Oltre Marco bisognò rallentare, perché la via era tutta ingombra da mucchi
                  di armi gettate alla rinfusa, da carrette rovesciate, da mascheramenti caduti,
                  da tutti quei rottami informi che la sconfitta semina dietro di sé: e poi si af-
                  fondava nel fango. Gli Slavini di Marco, Lizzana, Lizzanella, Castel Dante,
                  misteriose sfingi che per tre anni erano state il sogno e il tormento di tutto un
                  esercito che aspettava pazientemente nelle trincee l’ora dell’avanzata, sfila-
                  vano ora dinanzi ai miei occhi attoniti, sotto la luce ancora un po’ scialba del
                  mattino nebbioso: il maligno incantesimo di tre anni era rotto: quei nomi del
                  mondo di là rientravano nel nostro mondo.... Rovereto: una fogna lugubre, in
                  cui stagnava quel grave sentore di putrefazione che resta nei luoghi da cui è
                  passato il saccheggio; muri sfondati, case senza finestre e senza porte, le vie
                  ingombre di macerie, di mobili infranti, di carte precipitate giù da qualche
                  archivio inutilmente violato.
                     Il colonnello del 218°, che mi precedeva in automobile, mi avvertì che la
                  via era pericolosa per le bombe a mano disseminatevi dagli austriaci fuggen-
                  ti: era prudente, per quel tratto, camminare a piedi. Oltre Rovereto ripresi la
                  corsa: passai per un lungo viale fiancheggiato da ippocastani ingialliti dall’au-
                  tunno, tra i quali erano appesi i neri festoni del mascheramento di frasche sec-
                  che penzolanti nella foschia: sotto quel paramento funebre dai color austriaci
                  passavano le turbe barcollanti dei prigionieri che venivano avanti da sé, senza
                  guardiani, perché in quel giorno i nostri soldati avevano da andare a Trento e
                  non potevano perder tempo coi prigionieri.... Più avanti salutai le prime don-
                  ne redente, che non si curarono di rispondermi perché erano occupatissime a
                  trasportare con un carretto sacchi di farina abbandonati nei magazzini militari
                  austriaci (e già c’era a tu per tu con loro, pare impossibile, un solerte capitano
                  dei carabinieri, che si industriava a dimostrare la poca.... regolarità di quel-
                  la requisizione privata!). Dalle finestre di Volano qualche vecchio mi guardò
                  passare con aria trasognata: s’era addormentato cogli austriaci, e si levava
                  cogli italiani. E verso le nove giunsi a Calliano.
                     Erano fermi a Calliano i comandanti e gli ufficiali del XXIX Reparto d’as-
                  salto e del IV Gruppo alpino, dai quali seppi che fin lì era giunta la nostra co-
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