Page 210 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      La scelta della decisione si presentava perciò il 26 nei seguenti termini: in-
                   sorgerà la popolazione? In caso negativo si poteva sperare proprio di vincere
                   la partita coi soli 750 garibaldini e i 3000 quasi inermi del La Masa? Non era
                   il caso nemmeno di pensarci. Ma anche in caso affermativo il successo si pre-
                   sentava sempre assai incerto. Solo la fiducia piena, completa nella generale in-
                   surrezione della città, poteva giustificare la decisione del 26, che però rima-
                   neva sempre una sublime audacia.
                      Garibaldi giocò una gran carta. Intanto se al ponte Ammiraglio avesse tro-
                   vato avamposti più forti con un paio di pezzi, difficilmente egli sarebbe po-
                   tuto entrare, perchè la città ancora non si era mossa. E quello sarebbe ancora
                   stato il minor male, poiché sarebbe potuto ritornare a Gibilrossa con le vie
                   sempre aperte all’interno dell’isola. Ma ben peggio gli sarebbe accaduto (e ne
                   abbiamo già detto) se dopo entrato, fosse stato chiuso in mezzo alle truppe,
                   come per altri motivi avvenne il 30.


                      7. - BATTAGLIA DI MILAZZO. - La battaglia fu combattuta dai garibaldini
                   con molto valore, ma la direzione non era facile. Dice lo stesso Garibaldi: «L’i-
                   gnoranza del terreno su cui si pugnava fu causa principale di perdite conside-
                   revoli per parte nostra, e molte cariche che si fecero sul centro nemico pote-
                   vano risparmiarsi. La mia prima idea di attacco era stata di assaltare il nemico
                   prima di giorno, rompendo il centro con una forte colonna in massa, con l’og-
                   getto di dividerlo, separar la sua sinistra, farla prigioniera se possibile, e meno-
                   mar così la sua superiorità in artiglieria e cavalleria. Non fu però facile l’esecu-
                   zione di tal piano, per essere giunti a riunirsi tardi i corpi nostri sparsi in di-
                   verse posizioni, ed era gran giorno quando s’iniziò il combattimento generale.
                      «L’oggetto mio principale essendo stato di chiudere il centro e la destra ne-
                   mica in Milazzo, ove non avrebbe potuto sostenersi molto tempo tanta gen-
                   te e la guarnigione della piazza, feci portare perciò la maggior parte delle no-
                   stre forze sul centro e la sinistra del nemico... Molti morti e molti feriti era-
                   no il risultato delle nostre cariche sul centro...». Allora decise Garibaldi di
                   portarsi con una parte della forza sul fianco sinistro del nemico, mentre Medici
                   temporeggiava al centro. «Tale risoluzione fu la chiave della giornata».

                      8. - L’IMPRESA DEI MILLE. - In complesso tale impresa fu il capolavoro di
                   Garibaldi, dove mise in luce tutte le sue altissime qualità di condottiero, che
                   con molta leggerezza gli furono negate da coloro che si ostinavano di vedere in
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