Page 207 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 205








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               205




                      borbonici, che intanto avanzavano; ma ciò non poteva impensierire molto il
                      condottiero di tante battaglie; la vittoria avrebbe avuto un effetto morale im-
                      menso sulle popolazioni, mentre la sconfitta non sarebbe stata decisiva, per la
                      possibilità di sfuggire alla stretta del nemico, e Garibaldi aveva più volte di-
                      mostrato di essere in ciò insuperabile maestro.

                         3. - BATTAGLIA DI CALATAFIMI. - Garibaldi non poteva condurla meglio.
                      Egli, da quanto appare nelle sue «Memorie», aveva intenzione di mantenersi
                      sulla difensiva. Le ragioni erano evidenti e le abbiamo esposte nella narrazio-
                      ne. Invece trascinato dalla foga dei carabinieri genovesi, dovette pagar di per-
                      sona e lanciare le truppe all’assalto, facendo quasi esclusivamente assegna-
                      mento sull’arma bianca.
                         La condotta del Landi, si è visto, fu causa prima della sua vittoria. Se l’e-
                      sito della battaglia fosse stato diverso, non sarebbe rimasto a Garibaldi che
                      d’internarsi nell’isola per Santa Ninfa e Gibellina, non potendo evidentemen-
                      te tornare sui propri passi, essendo impossibile il reimbarco.
                         L’espugnazione di Calatafimi sulla quale si erano ritirati i regi ordinata-
                      mente, sarebbe stata assai difficile, e d’altra parte Garibaldi non avrebbe po-
                      tuto lasciarsela alle spalle se avesse voluto procedere su Castrogiovanni. Ma il
                      Landi si ritirò senza motivo, abbandonando la lotta, deprimendo il morale
                      dei suoi, elevando quello degl’insorti; tutto ciò confermò Garibaldi nell’idea
                      di puntare su Palermo.
                         Era in diritto di avere molte speranze? Ancora no. Gli elementi avversi del
                      problema strategico erano ancora intatti: la numerosa guarnigione della città,
                      appoggiata ad artiglierie e fortezze, le numerose posizioni di sbarramento da
                      superare, le difficoltà dei rifornimenti e delle comunicazioni. A favore di
                      quella soluzione assai ardita, non c’era che la fiducia nella rivoluzione. Ma an-
                      cora fino ad Alcamo, ancora fino a Partinico e Borgetto, non vi era nulla di
                      pregiudicato, poiché l’orientamento delle strade consentiva sempre a Garibal-
                      di di buttarsi nell’interno.


                         4. - LE MANOVRE DI RENDA E PARCO. - II complesso di movimenti dal 19
                      al 24 maggio, da Renda a Parco, è stato variamente compreso e giudicato.
                         Quale fu lo scopo della sosta al piano di Renda (19 e 20), e della ricogni-
                      zione del 21? Parecchi videro in ciò una finta per ingannare Bosco, ch’era a
                      Monreale, e trarlo di là. Il Pecorini spiega l’attacco del 21 con «lo scopo di di-
                      stogliere i regi dall’avanzare sopra San Martino», ov’era Pilo. Il Guerzoni vi
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