Page 208 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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206 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
vide il duplice fine «di scoprire da vicino gli andamenti dei regi e di ribadir
loro nella mente ch’egli meditasse sempre di tentar Palermo per quella via». Il
Palamenghi vi vide invece il proposito di allontanare altre truppe da Palermo.
Noi non crediamo alla finta. Garibaldi si era messo sulla via più diretta che
mena a Palermo, e sapeva Monreale occupata; era perciò naturalissimo che
non procedesse all’impazzata, ma riconoscesse prima quante forze aveva di
fronte. Ci conferma in ciò il Calvino: «Non potendo (Garibaldi) attaccare
Monreale munita di molte truppe comandate dal generale Bosco, e situata in
condizione assai favorevole al nemico, si risolse di abbandonare il campo del
Pioppo e si diresse alla Piana dei Greci».
Oltre a ciò, se semplice finta fosse stato il movimento del 21, non avreb-
be scritto il 18 a Pilo da Partinico perche lo coadiuvasse; non sarebbe stato
ciò necessario.
E infine che risultato concreto avrebbe dato l’allontanamento di truppe da
Palermo? Se anche ciò fosse avvenuto, esse vi sarebbero ritornate sempre pri-
ma dell’attacco effettivo dato da Garibaldi in altra direzione. D’altra parte, es-
sendo Monreale occupata, non era quella la direzione più opportuna per pun-
tare su Palermo. Ciò perchè, oltre il nemico di fronte, Garibaldi avrebbe po-
tuto in qualunque momento ricevere gravi molestie sul suo fianco da truppe
sboccanti dalla Molara e S. Giuseppe e da Parco. Bene fece quindi ad abban-
donare quella direttrice di marcia appena riconobbe che per essa non sarebbe
potuto arrivare a Palermo.
A Parco aveva invece più libertà di manovra, maggiore scelta tra la difesa
e l’offesa, ancora facile la ritirata all’interno, cosa essenziale, che non bisogna-
va mai perdere d’occhio. Ivi egli si fermò due giorni. Fu una finta anche que-
sta per attrarre a sé gli armati da Monreale e da Palermo, indebolire la guar-
nigione di quella città, e più facilmente sorprenderla? Anche questo fu detto.
Ma non è certo nemmeno. Non così disse lo stesso Garibaldi. Il vero è, se-
condo noi, che a Garibaldi importava moltissimo guadagnar tempo, portarsi
sopra un terreno il più favorevole possibile, rendere incerti i regi sui suoi mo-
vimenti, stancarli, coglierli alla sprovvista e divisi e dar loro, se possibile, una
buona rotta, per acquistare maggiore prestigio presso la popolazione, sgu-
sciando invece loro di mano, se il combattimento dovesse avere esito incerto.
5. - LA MANOVRA DEL 25-26. - Questa manovra fu giustamente magnifi-
cata dagli ammiratori del grande Nizzardo. Nacque subito nella mente di Ga-
ribaldi al momento della sua ritirata da Piana? Gli scrittori borbonici lo han-

