Page 205 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               203




                      noi dobbiamo confessare che trovammo una resistenza degna di uomini ap-
                      partenenti a una causa migliore». E al Bertani scrisse: «II nemico combattè
                      valorosamente, e non cedette le sue posizioni che dopo accanite mischie cor-
                      po a corpo. I combattimenti da noi sostenuti in Lombardia furono certamen-
                      te assai meno disputati che non lo fu il combattimento di ieri».




                      B) LE OPERAZIONI DI GARIBALDI

                         Quale fosse il problema strategico che il grande Nizzardo si proponeva di
                      risolvere al momento dell’imbarco per la Sicilia, abbiamo già detto: con 1089
                      giovani, la più parte male armati, doveva prendere terra, sfuggendo alla cro-
                      ciera delle navi napoletane, vivere senza mezzi propri. e conquistare l’isola
                      tutta, attaccando un Corpo d’armata di 24.000 uomini che la presidiava, for-
                      nito del necessario, appoggiato a città ben munite, e comunicante in modo si-
                      curo col Napoletano, centro delle risorse militari della monarchia borbonica.
                         Poteva sembrare una pazzia, e tale era se la consideriamo strettamente alla
                      luce della ragione; pazzesco sì, ma era garibaldino, e gli uomini che compo-
                      nevano la spedizione: un Crispi, un La Masa, un Bixio, un Calvino, un Or-
                      sini, erano tali da andare difilati al patibolo, pur di tenere accesa in qualche
                      modo in Sicilia la fiaccola della rivolta, che sprizzava scintille da ogni parte.
                         Certo al momento dello sbarco Garibaldi non immaginava che l’impresa
                      dovesse assumere la piega che prese per effetto di provvidenziali eventi; sem-
                      pre che non fosse finita fin dall’inizio come quella di Pisacane, non gli si po-
                      teva prospettare davanti alla mente altra razionale condotta che quella di far-
                      si strada tra le popolazioni e i vari centri dell’isola, arrivando, eventualmente,
                      fino a Castrogiovanni (oggi Enna), per marciare dopo su Palermo, e sol quan-
                      do le fiamme della rivoluzione la cingessero da presso.
                      Ma ben diversamente andarono le cose.
                         Esaminiamo ora particolarmente le varie fasi della sua azione.


                         1. - SCELTA DEL PUNTO DI SBARCO.  - Data la provenienza di Garibaldi e
                      le forze di cui disponeva, la scelta del luogo di sbarco doveva necessariamen-
                      te essere limitata a pochi punti della costa occidentale e meridionale. A parte
                      il fatto di sfuggire alla crociera e di dover scegliere un seno di mare sgombro
                      di navi (e su questo si ebbero le preziose informazioni del siciliano Strazzeri)
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