Page 201 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 199








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               199




                      «umane» del generale Letizia e del colonnello Bonopane;
                         3° - la rivolta dei Siciliani e l’appoggio costante, disinteressato ed entusia-
                      stico che diedero a Garibaldi;
                         4° - la spedizione di Garibaldi;
                         5° - l’opera illuminata della diplomazia piemontese, ossia del Cavour e di
                      Vittorio Emanuele, con gli aiuti più o meno palesi che da fuori vennero alla
                      spedizione.
                         Pasquale  Villari a buon diritto scrisse: «Quando i Mille salparono da
                      Quarto, c’era un Regno dell’Italia settentrionale e centrale. Quando insieme
                      coi picciotti entrarono in Palermo, l’unità fu fatta».
                         Il capolavoro di Garibaldi, l’impresa dei Mille, fu infatti l’avvenimento de-
                      cisivo per l’unità italiana.




                      CONSIDERAZIONI MILITARI


                      A) LE OPERAZIONI DEI REGI

                         La condotta della guerra da parte del governo borbonico è dei suoi gene-
                      rali e ammiragli non poteva essere peggiore, sia dal punto di vista politico sia
                      da quello militare. Essi trovarono modo, con una flotta numerosa e bene ar-
                      mata di far sbarcare Garibaldi che si era avventurato in mare con due sole na-
                      vi disarmate; e per terra di quasi polverizzare un Corpo d’armata di 25.000
                      uomini, munito di artiglierie, appoggiato a fortezze, e col mare e disposizio-
                      ne, donde potevano arrivare (e arrivarono) rinforzi di truppe e mezzi d’ogni
                      sorta.
                         Della flotta lo Stromboli, la Partenope e il Capri non seppero far nulla di
                      concreto e di utile nella giornata dell’11 maggio, e la Veloce datasi a Garibal-
                      di, fu a lui di potente aiuto nella battaglia di Milazzo. Tutto il rimanente del-
                      la flotta rimase a Napoli senza impiego.
                         Delle forze di terra combatterono forse un paio di migliaia di uomini a
                      Calatafimi e circa 4.000 a Milazzo; a Palermo stessa non combatterono qua e
                      là che colonne isolate di poche centinaia di uomini.
                         Chi diresse le armi borboniche? È difficile dirlo, perché in sostanza non le
                      diresse nessuno, non vi fu un Comando Supremo.
                         Il Re diede da Napoli qualche consiglio, forse suggerito dal Filangieri o dal
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