Page 198 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   glione: 2 battaglioni cacciatori in colonna, ognuno dietro un’ala; riserva: 1
                   reggimento a Milazzo. Comprendendo il presidio del colonnello Pironti la
                   forza era di 4500 uomini. «Praticissimi del terreno i nemici avevano con mol-
                   ta sagacia profittato di qualunque naturale od artificiale ostacolo di quella
                   campagna» (Garibaldi).
                      Alle 5 del mattino Malenchini avanza dalla spiaggia di Santa Marina, ri-
                   caccia gli avamposti regi, e attacca la loro prima linea dalla parte di S. Papi-
                   no. Ma il fuoco di questa (fucileria e artiglieria) e una vigorosa carica dei cac-
                   ciatori a cavallo lo arrestano e mettono la confusione e il disordine nelle sue
                   colonne.
                      Mentre questo avviene alla sinistra garibaldina, alla destra Medici attacca
                   con Simonetta la sinistra di Bosco, ma anche lì si trova gagliarda resistenza,
                   perché i regi sono coperti da fitte siepi di fichi d’India e fanno un fuoco effi-
                   cacissimo. I carabinieri genovesi perdono in questi attacchi metà dei loro ef-
                   fettivi.
                      Così tanto a destra quanto a sinistra, le cose si mettono male per i soldati
                   della libertà.
                      Interviene allora lo scaglione Cosenz e questo generale prende il comando
                   dell’ala sinistra; entrano in linea con grande ardore il battaglione Dunne coi
                   giovanetti figli della libertà, monelli raccolti per le vie di Palermo, il battaglio-
                   ne Corrao con altri Siciliani e il battaglione  Vacchieri. Anche Garibaldi
                   smonta da cavallo e si slancia nella mischia coi suoi migliori ufficiali: Brida,
                   Missori, Statella. Brida cade, Medici e Missori hanno i cavalli uccisi, anche il
                   cavallo di Garibaldi è ferito e a lui è portato via da una scheggia il tacco di
                   uno stivale. Pure una mano di prodi, superando alcuni muretti e strisciando
                   carponi nei fichi d’India, si lancia per prendere un pezzo dalla sinistra di Bo-
                   sco; il volontario che è in testa, Alessandro Pizzoli, è ridotto a brani dallo spa-
                   ro, ma i suoi compagni compiono l’impresa e rivolgono il pezzo contro il ne-
                   mico. Bosco furibondo ordina di riprenderlo e a tal fine fa caricare i caccia-
                   tori a cavallo. Essi si slanciano furiosamente contro un gruppo di ufficiali, do-
                   v’è anche Garibaldi appiedato. Il pericolo è gravissimo. Il capitano Giuliani,
                   che con la sciabola alzata sta per colpirlo, cade a sua volta con la gola spacca-
                   ta ferito dallo stesso Garibaldi; il tenente Faraone cade mortalmente ferito dal
                   giovane marchese Alfredo Bertini di Spataro; Missori uccide parecchi a revol-
                   verate; i carabinieri genovesi e le squadre siciliane di Fabrizi subito accorsi
                   fanno il resto. I cavalieri borbonici voltano allora le groppe e fuggono in di-
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