Page 199 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA 197
sordine verso Milazzo.
Tuttavia gli ostacoli appaiono sempre insuperabili per i garibaldini; gl’im-
mensi canneti e le boscaglie impediscono i loro attacchi alla baionetta e favo-
riscono i tiri dell’artiglieria dei regi. Né riesce possibile a Garibaldi dal basso
dirigere l’azione. Da porta Messina e dal castello il fuoco dei regi riesce sem-
pre più efficace a mano a mano che i garibaldini avanzano: il prode maggio-
re Migliavacca, combattente di Roma e di Varese, è ucciso, il colonnello Cor-
te è ferito.
Quand’ecco presso la spiaggia di S. Papino compaiono gli alberi di una na-
ve e il tricolore che vi sventola; è la nave Tukery giunta in rada. Garibaldi si
getta in una barca, voga a tutta forza verso la nave, si arrampica sulla gabbia
dell’albero maestro, studia la situazione, dà ordini al comandante del vapore
di accostare e tirare a mitraglia sull’ala destra borbonica e lancia tutte le riser-
ve disponibili di Cosenz, Guerzoni e Fabrizi contro la sinistra. Così le ali dei
regi vengono a poco a poco ricacciate. Bosco si ritira prima in Milazzo; poi,
temendo che le sue truppe possano essere mitragliate dal Tukery, si ritira nel
forte, sempre combattendo; alle 17 cessa il fuoco.
Le perdite dei garibaldini furono gravissime: 750 morti e feriti, tra i qua-
li moltissimi ufficiali. Essi dimostrarono eroico valore, e così pure i picciotti,
specie «quelli comandati dal colonnello inglese, che ebbero molti morti e fe-
riti» (Unità Italiana, 10 agosto). Anche i regi combatterono con accanimen-
to e molto probabilmente avrebbero riportato la vittoria, se il presidio di Mi-
lazzo (700 uomini del 1° reggimento) avesse preso parte alla battaglia, ciò che
non fece, «essendosi il colonnello Pironti ricusato di soccorrere Bosco» (De
Sivo), perchè questi era meno anziano.
«Certi novellieri scrissero, e fu creduto vero per molto tempo, che la po-
polazione di Milazzo ci accogliesse coll’olio bollente e coi tegoli, ed io non so
per vero come si abbia potuto immaginare una fiaba tanto stupida» (Bandi).
A battaglia ultimata, la situazione dei due partiti era questa: Garibaldi era
padrone della penisola di Milazzo e del porto; Bosco rinchiuso nel forte, già
circondato da barricate; né poteva imbarcarsi né ritirarsi su Messina, senza
impegnare un combattimento in gravi condizioni di inferiorità.
21-26 LUGLIO - II 21 i due partiti rimangono immobili; Bosco spera soc-
corsi da Clary.
Il 22 appaiono nella baia tre vapori mercantili francesi, noleggiati dal go-

