Page 200 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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198 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
verno napoletano pel rifornimento della fortezza di Milazzo.
La mattina del 23 entra in rada la Muette, avviso di guerra francese, il cui
comandante si offre come intermediario per trattative di pace. Garibaldi chie-
de la resa dei regi a discrezione, meno che per gli ufficiali, che lascia liberi di
tornare a Napoli. Bosco dichiara che capitolerà solo a condizioni onorevoli,
semprechè ratificate dal suo governo, e che intanto se sarà obbligato a difen-
dersi lo farà ancora con onore. Soggiunge anzi che «se Garibaldi avesse volu-
to minare la fortezza, egli col sigaro in bocca, si sarebbe assiso nel punto più
pericoloso, e sarebbe saltato in aria gridando: viva il Re!».
Il 23 appariscono nel porto quattro fregate regie. L’impressione è enorme;
per un momento i garibaldini temono di dover sgombrare la città. Invece es-
se sono state mandate per imbarcare le truppe di Bosco e portarle in conti-
nente; ne scende il colonnello Anzani incaricato di trattare la capitolazione.
D’altra parte si presenta anche la Divisione navale Persano in ordine di com-
battimento, onde eventualmente proteggere le operazioni del Dittatore.
Ma non ce n’è bisogno: lo stesso giorno 23 è stipulata la convenzione. È
stabilito che le truppe escano dal forte con gli onori militari, e che il forte
venga consegnato a Garibaldi con tutto il materiale e i quadrupedi esistenti.
Seguono due successive convenzioni del 28 luglio e 1° agosto: in definitiva ri-
mane ai regi la sola cittadella di Messina, la quale difesa animosamente dal
maresciallo Fergola si arrenderà al generale Cialdini solo il 12 marzo ‘61, cioè
dieci mesi dopo che i Mille erano sbarcati.
Così la grande opera era compiuta: la Sicilia era libera e Garibaldi si ap-
prestava a passare in continente e a dare l’ultimo colpo alla monarchia bor-
bonica, sorretto nell’atto finale dalle milizie sabaude.
L’impresa dei Mille apparve quasi miracolosa tanto i risultati furono gran-
diosi e inattesi.
Esaminando i fatti con serenità sulla scorta dei documenti e alla luce del
ragionamento, possiamo ora dire che l’esito fortunato dell’impresa si dovette
alle seguenti cause:
1 ° - la decadenza delle istituzioni politiche e militari borboniche, con «la
dedizione pia di Francesco II»;
2° - la mancanza di una mente illuminata e di un braccio vigoroso, adatti
a fronteggiare gli avvenimenti (bastava un Filangieri al posto di un Lanza);
l’incapacità sorprendente dello Stato Maggiore borbonico con le iniziative

