Page 206 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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204 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
occorreva sbarcare in luogo debolmente presidiato e lontano il più possibile
dal grosso delle forze avversarie. Ciò allo scopo di aver tempo di poter guada-
gnare terreno, sollevare le popolazioni e aver rinforzi dalle squadre, prima che
giungesse un forte nucleo di truppe nemiche a contrastare l’avanzata. Il tem-
po era per Garibaldi un alleato prezioso. Quindi niente Carini o Castellam-
mare, troppo vicini a Palermo; pericolosa Trapani, ove probabilmente poteva
essere una grossa guarnigione, tanto più che era stata sottomessa da poco; e
per la stessa ragione anche Marsala, ove infatti era stata di passaggio la colon-
na mobile Letizia e di presidio una compagnia fino alla vigilia; non rimane-
va perciò da scegliere che la costa fra Sciacca e Girgenti, come aveva propo-
sto Crispi. Castiglia propose Marsala, che era preferibile dal punto di vista
nautico, e le notizie date dallo schooner inglese e dallo Strazzeri persuasero Ga-
ribaldi, ma la scelta era stata pericolosa, e senza la condotta poco energica del-
le navi borboniche, la spedizione avrebbe corso grave pericolo di essere per in-
tero calata a fondo.
2. - OBIETTIVO. - Quale obiettivo poteva avere Garibaldi dopo sbarcato?
Il suo primo concetto fu molto probabilmente quello di giungere al cen-
tro dell’isola, per organizzare di là e propagare la fiamma della rivoluzione.
Salemi era un punto obbligato; quindi primo obiettivo era Salemi. «Ivi - ci
narra il Corleo - chiese quale fosse la via più breve e meno ingombra di satel-
liti del Borbone, per potersi tosto recare, senza impegnar battaglia, a Castro-
giovanni. È la via di Partanna - gli fu risposto - e quindi per il Belice, dal di-
stretto di Sciacca, al confine della provincia di Caltanissetta». Per andare da
Salemi a Castrogiovanni, occorrevano almeno tre giorni di marcia.
Senonchè l’entusiasmo delle popolazioni, le enfatiche esortazioni del La
Masa, l’arrivo delle squadre, lo persuasero a orientarsi verso l’obiettivo di Pa-
lermo per la via di Calatafimi, anziché di Castrogiovanni per la via di Partan-
na. Del resto nulla si pregiudicava ancora spingendosi su Calatafimi. La di-
stanza che intercorre fra Palermo e Marsala (118 km) era tale che, se le popo-
lazioni dei comuni intermedi non avessero risposto all’appello e Garibaldi
non avesse perciò potuto sperare di penetrare, avrebbe potuto per Gibellina e
Roccamena buttarsi su Corleone, e per Prizzi al centro dell’isola, attuando il
primo disegno, che gli dava anche l’agio di aspettare, magari, qualche altra
spedizione di fuori.
Procedere per la via di Calatafimi significava, è vero, dover affrontare i

