Page 218 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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216 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
con grandi fuochi, segnalare al generale la loro presenza. Tentarono più tardi
di entrare in Bagnara, ma furono respinti al loro primo apparire, ripararono
a «Le Forestali», poi a S. Lorenzo, dove attesero i rinforzi che sarebbero do-
vuti giungere, secondo le intese, ma invano. Anche il tentativo effettuato da
Salvatore Castiglia, per prendere terra nei pressi di Alta Fiumara, fu subito re-
presso: la spedizione, presa nel fuoco dei forti e delle fregate accorse, dovette
ritornarsene sotto la protezione dei cannoni della punta del Faro.
Se questi tentativi non avevano raggiunto lo scopo immediato che Gari-
baldi si era prefisso, non potevano, tuttavia, considerarsi sterili di effetti. An-
zitutto, essi rafforzavano l’avversario nell’opinione che i volontari si propo-
nessero di prendere terra fra Scilla e Catona, mentre forse già il generale ave-
va in cuor suo designato un più lontano approdo. Inoltre costringevano il ne-
mico a una vigile, logorante attesa e a continui spostamenti lungo la costa,
che, come accade in tali frangenti, le più contraddittorie notizie giungevano
ai comandanti borbonici, già preoccupati e perplessi per la presenza degli uo-
mini di Musolino che, alle loro spalle, correvano la montagna.
Di più, i tentativi compiuti e gli ostentati preparativi dovevano necessaria-
mente richiamare l’attenzione dei borbonici unicamente sulla punta del Fa-
ro. E mentre, nulla potendo intraprendere contro il campo di Garibaldi, il ge-
nerale Vial si limitava a una passiva attesa sulle coste della Calabria, alla cor-
te di Napoli neppure ci si preoccupava di quella lontana minacciata regione
e si temeva, invece, di giorno in giorno, uno sbarco di Garibaldi nei pressi di
Salerno.
Così stando le cose, l’indugio non poteva recar danno ai volontari, che at-
tendevano il momento propizio e, dal tempo, non potevano che sperar bene.
Altrove, invece, urgeva in quei giorni la presenza di Garibaldi, e fu allora che,
lasciato il comando al Sirtori, il generale partì per la Sardegna.
La spedizione dei Mille e il suo fortunato svolgimento avevano avuto va-
ste ripercussioni in tutta l’Italia e, mentre l’iniziata campagna non aveva an-
cora toccato le mète perseguite e, anzi, l’esercito di Garibaldi si trovava in una
situazione particolarmente delicata, altri già congiurava per nuove imprese e
meditava una nuova avventura: la conquista degli Stati Pontifici per andare
incontro a quell’esercito meridionale che pur combatteva nel nome d’Italia e
di Vittorio Emanuele. Novemila uomini circa, divisi in quattro brigate, di cui
doveva assumere il comando Luigi Pianciani, uomo più incline ai maneggi
della politica che alle cose della guerra, si erano raccolte in Toscana, in Roma-
gna ed in Liguria.

