Page 221 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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DALLO STRETTO AL VOLTURNO 219
D’altra parte, poco importavano ormai quelle vecchie navi che tanto bene
avevano fatto il loro dovere. Una forte avanguardia garibaldina era sbarcata in
Calabria e il generale riprendeva la marcia vittoriosa.
Bene sapeva Garibaldi, non appena sbarcato a Mèlito, quanto gli conve-
nisse - che la rapidità, condizione essenziale per la riuscita di ogni operazione
di guerra era in quelle circostanze indispensabile al fine di valorizzare la sor-
presa - agire prima che il nemico si rendesse conto dell’accaduto e raccoglies-
se le forze disseminate. Urgeva portarsi verso settentrione, risalendo la costa,
spazzando ad uno ad uno i presidi borbonici, per consentire al resto della sua
piccola armata di passare rapidamente e sicuramente lo stretto. Subito un
messaggio di Garibaldi chiamava a sé il Musolino e il Missori, che, udito il
cannone della fregata borbonica, già venivano, di balza in balza, verso Mèli-
to. La via fino a Reggio occupata dai borbonici libera era. Avanti dunque per
impadronirsene.
Presidiava quella città buon nerbo di truppe, al comando del generale Gal-
lotti: tutto il 14° di linea del colonnello Dusmet, un battaglione cacciatori e
una batteria da campo. Non appena giunta la notizia dell’avvenuto sbarco dei
volontari, il Dusmet si era portato a sud della città, prendendo posizione sul
torrente Calopinace. Là, a mezzogiorno del 20, furono scambiate le prime fu-
cilate coi garibaldini, ma la resistenza non si protrasse a lungo, poiché i Na-
poletani, sopravanzati per le ali dagli uomini del Bixio, furono costretti a ri-
piegare nell’abitato, affidando alle guardie nazionali la vigilanza e la difesa
delle vie di accesso.
Caduta la notte, i volontari, accostatisi alle mura, fecero improvvisa irru-
zione, penetrando per molte vie fin nel cuore della città e presto ebbero ra-
gione dei regi, demoralizzati per la morte del loro valoroso colonnello, cadu-
to nelle braccia del figlio sottufficiale nel reggimento. Allora i borbonici si ri-
dussero nel castello e la resistenza minacciava di prolungarsi oltre ogni previ-
sione - con grave disappunto di Garibaldi, cui non tanto premeva, come di-
cemmo, di congiungersi al più presto col resto dei suoi, quanto di mettere
fuori causa il presidio di Reggio, prima che accorressero le truppe dei genera-
li Briganti e Melendez, quando la comparsa dei garibaldini del Missori sulle
alture sovrastanti alla rocca, e alcuni loro tiri bene aggiustati, indussero i ne-
mici a rinunciare alla difesa. Nel pomeriggio del 21, infatti, apparve sul ca-
stello la bandiera bianca e Reggio si arrese con 30 cannoni da posizione, 8 da
campagna e molti fucili.

