Page 221 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 219








                                             DALLO STRETTO AL VOLTURNO                    219




                         D’altra parte, poco importavano ormai quelle vecchie navi che tanto bene
                      avevano fatto il loro dovere. Una forte avanguardia garibaldina era sbarcata in
                      Calabria e il generale riprendeva la marcia vittoriosa.
                         Bene sapeva Garibaldi, non appena sbarcato a Mèlito, quanto gli conve-
                      nisse - che la rapidità, condizione essenziale per la riuscita di ogni operazione
                      di guerra era in quelle circostanze indispensabile al fine di valorizzare la sor-
                      presa - agire prima che il nemico si rendesse conto dell’accaduto e raccoglies-
                      se le forze disseminate. Urgeva portarsi verso settentrione, risalendo la costa,
                      spazzando ad uno ad uno i presidi borbonici, per consentire al resto della sua
                      piccola armata di passare rapidamente e sicuramente lo stretto. Subito un
                      messaggio di Garibaldi chiamava a sé il Musolino e il Missori, che, udito il
                      cannone della fregata borbonica, già venivano, di balza in balza, verso Mèli-
                      to. La via fino a Reggio occupata dai borbonici libera era. Avanti dunque per
                      impadronirsene.
                         Presidiava quella città buon nerbo di truppe, al comando del generale Gal-
                      lotti: tutto il 14° di linea del colonnello Dusmet, un battaglione cacciatori e
                      una batteria da campo. Non appena giunta la notizia dell’avvenuto sbarco dei
                      volontari, il Dusmet si era portato a sud della città, prendendo posizione sul
                      torrente Calopinace. Là, a mezzogiorno del 20, furono scambiate le prime fu-
                      cilate coi garibaldini, ma la resistenza non si protrasse a lungo, poiché i Na-
                      poletani, sopravanzati per le ali dagli uomini del Bixio, furono costretti a ri-
                      piegare nell’abitato, affidando alle guardie nazionali la vigilanza e la difesa
                      delle vie di accesso.
                         Caduta la notte, i volontari, accostatisi alle mura, fecero improvvisa irru-
                      zione, penetrando per molte vie fin nel cuore della città e presto ebbero ra-
                      gione dei regi, demoralizzati per la morte del loro valoroso colonnello, cadu-
                      to nelle braccia del figlio sottufficiale nel reggimento. Allora i borbonici si ri-
                      dussero nel castello e la resistenza minacciava di prolungarsi oltre ogni previ-
                      sione - con grave disappunto di Garibaldi, cui non tanto premeva, come di-
                      cemmo, di congiungersi al più presto col resto dei suoi, quanto di mettere
                      fuori causa il presidio di Reggio, prima che accorressero le truppe dei genera-
                      li Briganti e Melendez, quando la comparsa dei garibaldini del Missori sulle
                      alture sovrastanti alla rocca, e alcuni loro tiri bene aggiustati, indussero i ne-
                      mici a rinunciare alla difesa. Nel pomeriggio del 21, infatti, apparve sul ca-
                      stello la bandiera bianca e Reggio si arrese con 30 cannoni da posizione, 8 da
                      campagna e molti fucili.
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