Page 223 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 221








                                             DALLO STRETTO AL VOLTURNO                    221




                      accaduto. Qui, essendo stato informato del colloquio fra il Dittatore e il ge-
                      nerale Briganti, ordinò a questi di presentarglisi e dopo avergli chiesto ragio-
                      ne del suo operato, gli ordinò di opporsi, con ogni mezzo, all’avanzata dei vo-
                      lontari. Quindi, riprese il mare per mettersi in relazione colla squadra, ma
                      questa era ormai lontana e, navigando a mezzogiorno della Sicilia, faceva rot-
                      ta in quell’ora verso il porto di Napoli.
                         In quanto al Briganti più nulla poteva fare. Le sue truppe si scioglievano
                      come neve al sole ed egli stesso, esautorato e sfiduciato, si avviava verso la
                      morte che avrebbe dovuto cercare sul campo di battaglia. A Mèlito, dov’era-
                      no raccolti reparti del 1° di linea e cacciatori, mentre stava per arringare i sol-
                      dati, consapevoli della scarsa resistenza fatta a Villa S. Giovanni e dei colloqui
                      coi capi avversari, fu accolto con insulti e dileggi. Poi, sotto gli occhi degli uf-
                      ficiali, testimoni inattivi, fu ucciso a fucilate e spogliato delle sue insegne.
                         Lo sfacelo dei regi continuava. Anche il Melendez, circondato dalle schie-
                      re di Cosenz, non reagì all’intimazione di arrendersi. I suoi 7000 uomini, get-
                      tate le armi, si sbandarono in ogni direzione, tristissimo spettacolo di disfaci-
                      mento morale di un esercito, che pure aveva fama di essere fra i migliori d’I-
                      talia, dinanzi a poche migliaia di insorti, animati da quella fede e da quell’en-
                      tusiasmo che i capi borbonici non avevano saputo suscitare e alimentare fra i
                      loro uomini. Da quel giorno - dice il Guerzoni - si videro quei soldati «an-
                      darsene ciascuno a beneplacito suo, facendo di sé lunga riga per tutte le vie
                      del Regno; qui trafficando, là gettando le armi; vivendo di ruba e di limosina;
                      stendendo talora la mano agli stessi garibaldini che li cacciavano innanzi; dove
                      passando umili ed innocui, dove lasciando traccia di prepotenze e di delitti».
                         I successi dei volontari, che si seguivano colla rapidità catastrofica degli
                      eventi ineluttabili, lo sgretolamento della resistenza militare borbonica, di cui
                      pareva udire lo scroscio, dovevano necessariamente produrre i grandi effetti
                      che aveva preveduto Garibaldi, prima ancora di lasciare la punta del Faro.
                         Mentre, alla corte di Napoli, crescevano, di giorno in giorno, lo sgomen-
                      to e l’inquietudine del Re e dei suoi pochi fedeli, letizia e speranza si diffon-
                      devano ovunque battesse un cuore italiano. Poi la rivolta divampò furiosa-
                      mente dal mare di Sicilia allo Jonio e all’Adriatico, e non seguì l’onda delle
                      Camicie Rosse nel suo vittorioso cammino, ma la precedette come la bufera
                      che precorre l’ ira del cielo.
                         Nel nome del Re sardo e del suo Dittatore, le città della Calabria, della Ba-
                      silicata, delle Puglie, dei Principati, della Capitanata innalzarono il vessillo
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