Page 219 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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DALLO STRETTO AL VOLTURNO 217
Tal disegno non poteva, naturalmente, incontrare il favore del governo di
Torino che, nel grave momento diplomatico, premuto dai rappresentanti del-
le potenze, non poco aveva da fare per tenere testa alle minacce e alle impo-
sizioni straniere.
L’attentare all’integrità degli Stati della Chiesa poteva produrre un depre-
cato intervento e mettere sul tappeto anche la scottante questione siciliana.
Inoltre, il conte di Cavour già meditava di procedere all’occupazione delle
Marche e dell’Umbria, in modo da collegare l’azione delle truppe regolari con
quella dei volontari, affinchè la storia non scrivesse che la realizzazione dell’u-
nità della Patria si era compiuta soltanto per opera delle forze rivoluzionarie.
Subito perciò dette severe disposizioni affinchè le formazioni della Tosca-
na e della Romagna fossero sciolte e mandò le navi Tripoli e Monzambano a
far crociera nelle acque pontifìcie.
Lo stesso Garibaldi non approvava le progettate diversioni; egli, di simili
imprese, conosceva non soltanto i travolgenti successi, ma le amarezze, i do-
lori e i sacrifici; né poteva piacergli che le forze dei patrioti si disperdessero
verso altri obiettivi, proprio quando constatava le difficoltà che si opponeva-
no al passaggio dello stretto e quelle che prevedeva non minori, allorché
avrebbe iniziato la marcia verso la capitale borbonica. Presto egli fece cono-
scere a Pianciani la sua opinione e il desiderio che i volontari fossero venuti a
dargli man forte per passare sul continente e affrontare la massa delle forze
nemiche. Ma, avendo poi saputo che le navi dei volontari erano giunte a Gol-
fo Aranci - dove già il comandante della R.N. Gulnara aveva ordinato loro di
proseguire verso la Sicilia - nella notte del 12 agosto sbarcò sulla costa sarda.
Ivi trovò le Brigate Gandini e Puppi e lo stesso Pianciani, mentre la Brigata
Eberhardt navigava per Palermo.
Allora si presentò a quelle tumultuose moltitudini, ancora riluttanti ad ab-
bandonare l’idea di invadere gli Stati Pontifìci, e con la parola, ma più con
l’irresistibile fascino che emanava dalla sua persona, assai presto giunse a con-
vincerle a seguirlo prima a Cagliari, poi a Palermo, dove gettò l’ancora il 17
di agosto.
A Palermo non indugia troppo, ma subito s’imbarca sul Franklin, e, con-
tornando la Sicilia, nel pomeriggio del 18 raggiunge Taormina, dove trova il
Bixio reduce da Bronte, nonché la Brigata Eberhardt, giunta col Torino. In
quel frattempo il Rüstow, succeduto al Pianciani, che si era dimesso, raggiun-
geva Milazzo alla testa di tre Brigate.

