Page 222 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      La prima vittoria nel continente era stata invero pagata a caro prezzo dai
                   volontari, che ebbero 200 uomini fuori combattimento, ma grandi erano i ri-
                   sultati morali e materiali. In quanto ai vinti, il Dittatore accordò, come usa-
                   va, generose condizioni: furono liberi di andarsene alle loro case e agli ufficia-
                   li furono lasciati la spada e l’equipaggiamento.
                      Dopo la presa di Reggio, gli avvenimenti precipitarono e subito un nuovo
                   successo venne a consolidare la situazione dei garibaldini, che non poteva an-
                   cora dirsi felice.
                      Nella notte dal 21 al 22 il Cosenz, imbarcata sulla flottiglia della punta del
                   Faro parte delle sue forze, la Brigata Assanti, i carabinieri genovesi e la com-
                   pagnia straniera del de Flotte, prese terra a Favazzina non lungi da Scilla, e si
                   diresse verso Solano, sgominando lungo la via i pochi borbonici che gli si
                   pararono innanzi. A Solano un rapido combattimento mise fuori causa quel
                   presidio, ma vi perdette la vita il de Flotte; nobile e ardente soldato, che Ga-
                   ribaldi pianse lungamente. Procedendo, quindi, verso Villa S. Giovanni, il
                   Cosenz venne a trovarsi alle spalle del Briganti, mentre Garibaldi, informato
                   dell’arrivo e del movimento dei suoi, accelerava la marcia fino a giungere sul-
                   l’avversario e premerlo sul fronte e sui fianchi.
                      Poco fece il Briganti per sottrarsi all’imminente pericolo. Le sue truppe
                   erano demoralizzate dalla lunga attesa e dalla cattiva piega degli avvenimenti
                   e, in parte, corrotte dagli ufficiali. Dopo aver perduto qualche centinaio di
                   uomini nelle avvisaglie che ne seguirono, ripiegò su Gallico, sperando di in-
                   contrarvi il generale Melendez. Ma questi pure muoveva lentamente, senza
                   troppo ardore di venire alle mani, a sua volta attendendo il soccorso assai pro-
                   blematico del generale Ruiz. Alfine, fra Gallico e Catona, Briganti e Melen-
                   dez si riunirono e concordemente decisero di portarsi colle loro truppe sui
                   monti di Piale e di Melia. Nel frattempo, il Cosenz non era rimasto inattivo,
                   né aveva perduto il contatto coi borbonici in ritirata e, se la continua pressio-
                   ne non dette luogo a importanti fatti d’arme, acuì la crisi dei regi, provocan-
                   done numerose diserzioni e, infine, un colloquio fra Garibaldi e il Briganti
                   che condusse a un armistizio di 24 ore.
                      Vi è da chiedersi che facesse, in tali frangenti, il generale Vial, comandan-
                   te in capo delle forze napoletane in Calabria. Senza ordini dalla capitale, mal
                   coadiuvato dai suoi, subiva ormai passivamente gli eventi. Completamente
                   all’oscuro di notizie, egli discese al Pizzo con 4 compagnie di fanteria, si im-
                   barcò sulla nave Stella e si portò a Bagnara per rendersi conto di quanto era
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