Page 281 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 263








                                                LA CAMPAGNA DEL 1866                      263




                      sciò tre reggimenti a guardia delle sue spalle ed a protezione di Brescia tra Sa-
                      lò e Lonato, dopo aver avviato il grosso del 4° reggimento (Cadolini) e il II
                      battaglione bersaglieri (Castellini) a rinforzare la difesa di Valcamonica, dove,
                      pochi giorni prima, aveva avviato un battaglione di quel reggimento.
                         In quella stessa giornata l’arciduca Alberto telegrafava la sera del 2 al Kuhn
                      di riprendere attitudine difensiva.
                         Prima che il nuovo ordine potesse avere completa esecuzione, si ebbero pe-
                      rò gli scontri di monte Suello (3 luglio) e Vezza d’Oglio (4 luglio).


                         La sera del 2, mentre la Brigata delle camicie rosse (così si chiamavano i
                      reggimenti di fanteria, per distinguerli dai bersaglieri e dall’artiglieria) del
                      Corte (1° e 2° reggimento) marciavano alla volta del Caffaro, due colonne au-
                      striache scendevano in senso contrario in territorio italiano per le alture che
                      recingono il lago d’Idro da ovest e da est. Però, al mattino, vista l’avanzata dei
                      nostri, erano rientrate oltre confine, lasciando una forte retroguardia a mon-
                      te Suello che domina da nord il lago e le vie che vi adducono dal Chiese e dal
                      suo affluente, il Caffaro. Avvedutamente, il Corte aveva mandato 4 compa-
                      gnie (magg. Salomone) ad aggirare a sinistra dalle alture Bagolino; ma Gari-
                      baldi, giunto a Rocca d’Anfo, impaziente di passare il confine, ordinò a due
                      compagnie di bersaglieri (Evangelisti e Bezzi) di agire per la destra della posi-
                      zione di monte Suello, che fece attaccare subito di fronte.
                         Era, sotto alcuni riguardi, quello che era accaduto sei anni innanzi a Ca-
                      latafìmi; ma non tutti i volontari avevano lo slancio e la lena dei Mille, per
                      arrampicarsi sulle ripide pareti del monte che domina da 500 metri il piano
                      sottostante. Quattro compagnie di kaiserjäger (800 uomini) custodivano l’al-
                      tura e altre quattro di fanteria ne guardavano i dintorni. I volontari, benché
                      fulminati da tiri precisi ai quali non sono in grado di rispondere efficacemen-
                      te, salgono, salgono lentamente, obbligando gli Austriaci, con successive ca-
                      riche, a ripiegare più in alto verso la sommità. Ma la lena, sempre più affan-
                      nata, degli assalitori a questo punto vien meno. «Indarno Bruzzesi e Corte li
                      rianimano con la voce e con l’esempio... indarno gli ufficiali prodigano al
                      fuoco le vite fiorenti: e Bottino muore, Vianelli muore, Trasselli, Piazzi e Ma-
                      yer e tanti altri cadono feriti sull’erta sanguinosa; indarno lo stesso Garibaldi
                      urla, rampogna, tempesta: ferito egli stesso al sommo della coscia, è costretto
                      a riconoscere la necessità della ritirata» (Guerzoni). Ritirata lenta, fiera, colla
                      faccia volta al nemico. Il quale, credendo di poter passare all’offensiva, scese
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