Page 281 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1866 263
sciò tre reggimenti a guardia delle sue spalle ed a protezione di Brescia tra Sa-
lò e Lonato, dopo aver avviato il grosso del 4° reggimento (Cadolini) e il II
battaglione bersaglieri (Castellini) a rinforzare la difesa di Valcamonica, dove,
pochi giorni prima, aveva avviato un battaglione di quel reggimento.
In quella stessa giornata l’arciduca Alberto telegrafava la sera del 2 al Kuhn
di riprendere attitudine difensiva.
Prima che il nuovo ordine potesse avere completa esecuzione, si ebbero pe-
rò gli scontri di monte Suello (3 luglio) e Vezza d’Oglio (4 luglio).
La sera del 2, mentre la Brigata delle camicie rosse (così si chiamavano i
reggimenti di fanteria, per distinguerli dai bersaglieri e dall’artiglieria) del
Corte (1° e 2° reggimento) marciavano alla volta del Caffaro, due colonne au-
striache scendevano in senso contrario in territorio italiano per le alture che
recingono il lago d’Idro da ovest e da est. Però, al mattino, vista l’avanzata dei
nostri, erano rientrate oltre confine, lasciando una forte retroguardia a mon-
te Suello che domina da nord il lago e le vie che vi adducono dal Chiese e dal
suo affluente, il Caffaro. Avvedutamente, il Corte aveva mandato 4 compa-
gnie (magg. Salomone) ad aggirare a sinistra dalle alture Bagolino; ma Gari-
baldi, giunto a Rocca d’Anfo, impaziente di passare il confine, ordinò a due
compagnie di bersaglieri (Evangelisti e Bezzi) di agire per la destra della posi-
zione di monte Suello, che fece attaccare subito di fronte.
Era, sotto alcuni riguardi, quello che era accaduto sei anni innanzi a Ca-
latafìmi; ma non tutti i volontari avevano lo slancio e la lena dei Mille, per
arrampicarsi sulle ripide pareti del monte che domina da 500 metri il piano
sottostante. Quattro compagnie di kaiserjäger (800 uomini) custodivano l’al-
tura e altre quattro di fanteria ne guardavano i dintorni. I volontari, benché
fulminati da tiri precisi ai quali non sono in grado di rispondere efficacemen-
te, salgono, salgono lentamente, obbligando gli Austriaci, con successive ca-
riche, a ripiegare più in alto verso la sommità. Ma la lena, sempre più affan-
nata, degli assalitori a questo punto vien meno. «Indarno Bruzzesi e Corte li
rianimano con la voce e con l’esempio... indarno gli ufficiali prodigano al
fuoco le vite fiorenti: e Bottino muore, Vianelli muore, Trasselli, Piazzi e Ma-
yer e tanti altri cadono feriti sull’erta sanguinosa; indarno lo stesso Garibaldi
urla, rampogna, tempesta: ferito egli stesso al sommo della coscia, è costretto
a riconoscere la necessità della ritirata» (Guerzoni). Ritirata lenta, fiera, colla
faccia volta al nemico. Il quale, credendo di poter passare all’offensiva, scese

