Page 282 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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sulla strada del Caffaro avanzando in colonna; ma, folgorato di fianco da 4
pezzi di artiglieria dal poggio retrostante di S. Antonio, fu costretto a ripara-
re di nuovo dietro le rocce di monte Suello.
«Al calar della sera i due campi rimasero a fronte», poi la comparsa sul
monte Berga delle 4 compagnie del Salomone fece temere agli Austriaci un
accerchiamento; onde nella notte abbandonarono monte Suello, ripassarono
il confine e si ritirarono per val Giudicaria.
Le operazioni ora affidate a Garibaldi avevano in mira l’avanzata nelle
Giudicarie con obiettivi Riva e Trento. Esse però lasciavano esposte alle in-
cursioni nemiche le due vallate dell’alto Oglio (Valcamonica) e dell’Adda
(Valtellina). A difenderle di concerto coi garibaldini era stata ordinata, appe-
na otto giorni prima della dichiarazione di guerra, la mobilitazione di due
battaglioni di guardie nazionali (XLIV Breno, e XLV Sondrio), al comando
del colonnello Enrico Guicciardi (già ufficiale dei bersaglieri) sotto gli ordini
di Garibaldi: compito difficile per la natura del suolo, il tardo ed improvvisa-
to ordinamento e l’eccentricità rispetto alla linea d’attacco dei garibaldini, la
quale ebbe una relazione appena indiretta con le operazioni di Valtellina e di
Valcamonica. Esse sono tuttavia degne di menzione, come prova di patriotti-
smo e di energia di quegli alpigiani, desiderosi di non più vedere gli Austria-
ci ai quali si erano sottratti sette anni prima.
Nell’alta valle dell’Adda, fino al 19 giugno erano state mandate a guarda-
re il giogo dello Stelvio poche decine di guardie doganali, le quali, sole e sen-
za notizie lassù a 2800 metri, presentendo un attacco in forze, il 22 avevano
ripiegato di qualche poco fino alla 4ª cantoniera. Salito a una sessantina d’uo-
mini, il drappello tornò avanti; ma gli Austriaci, all’aprirsi delle ostilità erano
già in possesso di quel valico alpino e, all’albeggiare del 24 giugno, scendeva-
no in tre colonne per circondare le nostre poche forze. Lo stesso giorno il di-
stretto di Bormio era in balìa dell’avversario, essendosi le poche guardie na-
zionali, ivi raggranellate, ritratte al ponte del Diavolo e alle Prese. Né meglio
guardato era il Tonale, che venne in possesso della mezza brigata austriaca del
colonnello Albertini; mentre, più indietro, in Breno, si andavano radunando
i militi dei due battaglioni di guardia nazionale ed accorrevano in rinforzo
pochi altri doganieri, alcuni carabinieri dell’alta Valtellina, qualche guardia
nazionale di Ponte, e da Sondrio erano spediti due obici da montagna e un
vecchio cannone con poche cariche. In Valcamonica la difesa si concentrava

