Page 282 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 282

impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 264








                   264                   IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI




                   sulla strada del Caffaro avanzando in colonna; ma, folgorato di fianco da 4
                   pezzi di artiglieria dal poggio retrostante di S. Antonio, fu costretto a ripara-
                   re di nuovo dietro le rocce di monte Suello.
                      «Al calar della sera i due campi rimasero a fronte», poi la comparsa sul
                   monte Berga delle 4 compagnie del Salomone fece temere agli Austriaci un
                   accerchiamento; onde nella notte abbandonarono monte Suello, ripassarono
                   il confine e si ritirarono per val Giudicaria.

                      Le operazioni ora affidate a Garibaldi avevano in mira l’avanzata nelle
                   Giudicarie con obiettivi Riva e Trento. Esse però lasciavano esposte alle in-
                   cursioni nemiche le due vallate dell’alto Oglio (Valcamonica) e dell’Adda
                   (Valtellina). A difenderle di concerto coi garibaldini era stata ordinata, appe-
                   na otto giorni prima della dichiarazione di guerra, la mobilitazione di due
                   battaglioni di guardie nazionali (XLIV Breno, e XLV Sondrio), al comando
                   del colonnello Enrico Guicciardi (già ufficiale dei bersaglieri) sotto gli ordini
                   di Garibaldi: compito difficile per la natura del suolo, il tardo ed improvvisa-
                   to ordinamento e l’eccentricità rispetto alla linea d’attacco dei garibaldini, la
                   quale ebbe una relazione appena indiretta con le operazioni di Valtellina e di
                   Valcamonica. Esse sono tuttavia degne di menzione, come prova di patriotti-
                   smo e di energia di quegli alpigiani, desiderosi di non più vedere gli Austria-
                   ci ai quali si erano sottratti sette anni prima.
                      Nell’alta valle dell’Adda, fino al 19 giugno erano state mandate a guarda-
                   re il giogo dello Stelvio poche decine di guardie doganali, le quali, sole e sen-
                   za notizie lassù a 2800 metri, presentendo un attacco in forze, il 22 avevano
                   ripiegato di qualche poco fino alla 4ª cantoniera. Salito a una sessantina d’uo-
                   mini, il drappello tornò avanti; ma gli Austriaci, all’aprirsi delle ostilità erano
                   già in possesso di quel valico alpino e, all’albeggiare del 24 giugno, scendeva-
                   no in tre colonne per circondare le nostre poche forze. Lo stesso giorno il di-
                   stretto di Bormio era in balìa dell’avversario, essendosi le poche guardie na-
                   zionali, ivi raggranellate, ritratte al ponte del Diavolo e alle Prese. Né meglio
                   guardato era il Tonale, che venne in possesso della mezza brigata austriaca del
                   colonnello Albertini; mentre, più indietro, in Breno, si andavano radunando
                   i militi dei due battaglioni di guardia nazionale ed accorrevano in rinforzo
                   pochi altri doganieri, alcuni carabinieri dell’alta Valtellina, qualche guardia
                   nazionale di Ponte, e da Sondrio erano spediti due obici da montagna e un
                   vecchio cannone con poche cariche. In Valcamonica la difesa si concentrava
   277   278   279   280   281   282   283   284   285   286   287