Page 107 - L'ITALIA DEL DOPOGUERRA - L'Italia nel nuovo quadro Internazionale. La ripresa (1947-1956)
P. 107

96                                             AIBEliTO COVA

             ricchezza  realizzata nell.a fonna di maggiori profitti, salari più alli e  prezzi più
            contenulie (56) con ricadute in termini di diffusione generalizzata del benesse-
             re e quindi di consoticlamento del  processo dJ sviluppo economico e, in ulli·
             ma anallsl, di stabiUzzazione politica e  sociale.
                Di conseguenza si trattava di una realizzazione che superava largamente
            la dirl\énsione economica pet acquil:irè significati di radicale <::tnibiàmeruo nei
             rnppotti frn  Imprenditori e lavoratori.
                Ma  tutto questo oltrepassava  l:~rgamente il  livello  di consapevole=
            dell'importanza di questa autentica  innovazione sociale esistente nella  classe
             politlc.:a,  e  In  panicolare quella  di governo,  nel  sindaoto  più  potente (la
            CGIL)  e  fra  gli  imprenditori !S7J.  Si  può dire,  senza tema  di  smentite,  che
             l'urretrntezza  culrurale che caranerizza'<-a  la  società  italiana  in quasi  tutte le
            sue  componenti,  costituiva  un  oswcolo insonnontabile al  buon esito della
            l;>atraglia  per la produttiviti.
                E,  infaui,  la  questione  fu  ponata· sul terreno ideologico e, perciò, delle
            opportunità offerte dalla realizzazione del programma, le imprese sfruttarono
            clò che serviva  per elevare il  grado di effidenza del  processo produttivo e
             per rnfforzare la posizione di mercato attraverso le innovazioni di prodotto e
            di processo. n governo fu sostanzialmente estraneo alla questione e  il sinda·
            caro  maggioritario svolse la  solita  radicale opposizione, fenno su  interpreta-
            zione  piunosto  :.-uper-,ua  delle  ragioni  del  programma  che,  infatti,  era  visto
            come la forma nuova dell'eterna volont~ dl sfruttamento dei lavoratori
                Il d rato Sergio Chillé ha !;Critto che "la prospettiva di un governo allarga-
            to dei processi economici nazionali veniva invece rigettata radicalmente assie-
             me allo strumento specifico del CNP (Comitato Nazionale perla Produnività)
             nella versione  più ampia ipotizzata dagli statunitensi, essendod una chiusura
            totale  sulla  sola  ipotesi  di  poter formalizzare  istituzlonalmenre  un  ruolo  di
            corresponsabilitil  dei  sinda(_':lti  negli  ambiti  dJ  programmazione-direzione
            dell'economia" (5!1> •
                         •
                È ancorn  Ellwood a  scrivere che •sul conceno americano dl produttività
            i'allom  presidente della  Confmdustria Costa si  mOStrò panicolannerue scetriro
            e  sostenne che  non  era una questione tecnica  o  statistica  ma  urua  questione
             legata all'intima  narura dell'economia  italiana, col suo men:ato limitato. il suo
            alto livello di disoccupazione,  le  piccole ditte, la  fmmmentarieti  della produ-
            zione e una lenta, difficile storia di acc::umulo dJ rispanni~<SSI>_
                Dalla pane del governo "il testo del decreto costitutivo llrrnato il 22 ooo-
            bre 1951 ma sopratwno il progr-.unma di  lavoro reso noto alla  Missione MSA
             romana  poche settimane dopo, rendevano evidente la  vokmtà  di De Gasperi
            di  confinare Iii ruolo del CNP] entro la sfera consultiva e di studio, non fornen-
            do certo quell'organismo operativo auspicato  da  parte americana  ·a motivo
   102   103   104   105   106   107   108   109   110   111   112