Page 108 - L'ITALIA DEL DOPOGUERRA - L'Italia nel nuovo quadro Internazionale. La ripresa (1947-1956)
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         soprattutto dell'atteggiamento di  importanti  circoli  economico-sociali  total-
         mente  non  ricenìvi,  se non  radicalmente  ostili, al concetto stesso di politica
         della produnivìtil• C6o>.
            Ciò che sfuggiva ai più era dunque il ruolo che le Innovazioni delle tec-
         niche  produrrive,  della  organizzazione aziendale e  delle  relazioni  industriali
         avevano nel garantire un processo di sviluppo economJco-socìaJe equilibrato,
         solido e dur-.uuro.
             Da  questo punto di  vista  la  proposta  della  CISL  (non  immediatamente
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         riconducibile  agli orientamenti degli  amministratori  deii'ECI\) < > di porre al
         cenrro della questione il  rema  dello sviluppo della  pro<.luuività  e, per questo
         di creare  un organo,  il  CNP  appunto, era  distante anni  luce da  quello che
         gran parte degli imprenditori intendevano realizzare (62>.
            Tn ogni  caso  la  proposta esprimeva  la  volontà  del  "sindacato nuovo" dl
         sperimentare in concreto  un moderno, almeno  per l'Italia, sistema di relazioni
         fra  impresa e lavoratori ma  proprio per questo non poteva ehe trovare risposte
         limitate. L'idea  cbe riscuoteva  i maggiori  consensi  nel sindacato e  nelle  forze
         politiche era quella espressa con molta chiarezza da Costa quando aveva invi-
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         tato caldamente la CISL a  ritornare all'azione "squisitamente sindacale" < 3>.
             Comunque anche  in  Jtal.ia  come negli  altri  paesi  OECE  destinatari  del
         programma  "produtti.vità", oltre al  materiale  documentario,  circolarono dele-
         gazioni di esperti americani che visitavano le imprese per studiare e  proporre
         concreti  progeui  di  intervento.  Contemporaneamente  furono  moltissimi  i
         gruppi  di  imprenditori,  lavoratori, sindacalisti,  funzionari  che  visitarono
         imprese  private  e  pubbliche  statunitensi  per acquisire  conoscenza  diretta
         "delle innovazioni  apportate  entro  quel  sistema  produttivo vuoi  nel  campo
         degli impianti  e  delle  tecniche di  lavoro che  in quello delle  relazioni  indu-
         striali e del governo dei processi diStributivi di beni e profitti'' C64).
             A dire  del Wexler il  "Productivity and  Tec:hnical  Assistance  Program"
         qualche effetto  positivo  deve averlo determinato,  forse  In  misura  non  del
         tutto  soddisfacente  rispetto all'impegno  profuso e  alle  risorse  destinate  allo
         scopo (65>,  se è  vero che "European production did, in pan, register a signifi-
         cam expansion durìng ù1e  ERP  period and this expansion was due, in  large
         measure, to Impressive gains in productivity" <66>.


             Ma  credo che il ruolo più imporrante gioc:tto in ltaJia e  altrove dal Piano
         Marshall sia da  vedere nel meccanismo di integrazione economica che, più  o
         meno consapevolmente, si mise in mo10 per realizzarlo.
             n trattato  istitutivo dell'OECE  fissava  gli scopi  essenziali da  raggiungere
         nello sviluppo della  produzione attraverso l'impiego delle risorse  disponibili
         di ogni stato;  nella definizione concordata del  livello dei  c::~mbi e  la  srabilit~
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