Page 126 - L'ITALIA DEL DOPOGUERRA - L'Italia nel nuovo quadro Internazionale. La ripresa (1947-1956)
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        specifici  leg;~ri a  specifiche emigrazioni  non poterono essere sempre previste
        da queste indicazioni generali.   '
           Sul  piano bilaterale dei negoziati emigratori dell'Italia, due casi ci sembra-
        no interessanti: il primo relativo alla Francia, per la sua dimensione numerica e
        per la sua risonan7..a  politica generale; il secondo, relativo al Belgio, per la su:1
        specificità qualltativa. Con la Francia il primo accordo emigratorio venne con-
        cluso il 22 febbraio 1946 e prevedeva l'ingresso in Francia di 20.000  lavoratori
        italiani  reclutati  tramite  un  organo specifico  francese,  I'O.N.I.  ossia  I"Office
        National  d'lmmigration'. Esso doveva costituire l'intermediario obbligatorio tra
        le  candidature degli  operai  italiani  e  le  indUStrie  francesi;  tra  i suoi  compiti
        figuravano  la  selezione in  ltali:1 dei candidati,  l'attribuzione  alle  Industrie  dl
        questi  lavoratori,  la stesurn  dei contratti di  lavoro e  la  sorveglian.za  sulla  loro
        reale applicazione da parte dei datori di lavoro. Organo complesso e- macchi-
        noso questo O.N.I.  ebbe un'esistenz..a  travaglia~a e  fini  per essere privato del
        monopolio del  reclutamento e  successivamente  per essere soppresso.  Le
        richieste degli  industriali  fmncesi  parvero spropor.tlon:ue aUe  reali capacità dJ
        quesm org;~nismo che solo nell'autunno del 1946 poté far giungere in  Francia
        lr.lmite il valico di Moda ne da l SO :a  200 lavo.rntori al giorno, ciò che era trop-
        po poco per le generali esigenze francesi. Fu quindi aperta 1:1  fase dell'emigra-
        zione libero~,  negoziata cioè direttamente tra le parti e  con un nuovo  accordo
        lìnnato a Roma il 30 novembre 1946; le cifre previste  per l'emigrazione passa-
        rono  a  200.000  unitll  di  cui: 114.000  per l'agrlcolrum,  30.000  per le  miniere,
        25.000  per i  lavori  pubblici,  16.000  per la  siderurgia  e  15.000  per l'industria
        ressile.  La  realtà  doveva esse.re  più  modesta:  nel  1947 solo  41.117  làvoratori
        italiani giunsero effettivamente In  Francia invece dei 73.000 previsti; e  la  que-
        stione dell'accoglienza poco generosa da parte degli ambienti francesi a questi
        i~aliani parve  ridurre di molto le prospettive di arrivo. Questi elementi furono
        di ostacolo all'arrivo di molli lavorarori i~aliani e così, dal 1947 al 1949, soltan-
        to 132.000 lavoratori furonn accolli.  Dopo il 1950 la situazione paL:Ve mutare e
        l'emigr:uione poté riprendere 3nche grazie al rinnovato clima di collaborazio-
        ne stabilito tra l due governi di Parigi e di Roma sul piano politico generale. La
        cifra  finale del periodo 1945-1955  ricorda  285.000  emigrati  italiani  s~abiliti  in
        Francia e  questa  cifra  crescer-l  ulteriormente  r-o~ggiungendo, alla  fine del  1976
        la  cifra dì 1.032.730 unità.  Anche se rilevante, questo dato deve essere consi-
        derato solo Indicativo:  la  realtà  dovrebbe situarsl  in  una dimensione anche
        maggiore delle cifre ufficiali che  risultano dal computo della differenza  tra gli
        emigrati ed l rimpatri  poiché un gr-o~n numero di lavoratori, definiti SlaglonaJi
        o pendolari, decider-.l di stabilirsi definitivamente in Francia e quindi farà cre-
        scere di  molto  i  consunrivl  reali  del  periodo senza  che di queste decisioni
        venga segnalato l'ammontare esano nelle statistiche ufficiali francesi o  it:aliani.
            Nel  c-.J.so  del  Belgio che  registrerà  nello stesso  periodo l'arrivo  di ben
        381.692 lavor.ltori italiani, l'inizio di questa emigmzione deve essere fatiD risalire
                                                         l
        alla conferenza di Roma del 17-20 giugno 1946 nella quale si lpot~va 'arrivo di
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